Quando più individui si uniscono a formare un gruppo, nasce una nuova entità, con una sua “anima” che dipende dalle specificità dei singoli componenti ma allo stesso tempo se ne differenzia, con una sua struttura e caratteristiche proprie.

Naturalmente, all’aumentare delle dimensioni del gruppo aumentano le possibilità e le risorse ma anche la complessità e la difficoltà di lavorare in team. Questo richiede una maggior forza coesiva, che faccia convergere gli sforzi e i movimenti interni al gruppo riducendo al minimo la dispersione dell’energia.
Trovare il giusto collante che permetta al gruppo di funzionare al meglio è fondamentale, sia per i gruppi di lavoro che quotidianamente lavorano assieme che per i gruppi più estemporanei, che si costituiscono in certe occasioni con un preciso scopo (gruppi terapeutici, gruppi di formazione).
“Essere gruppo significa condividere un progetto comune e sentirsi parte di qualcosa di più grande delle singole individualità”
— S. Falcini
Dinamiche di gruppo e lavoro di gruppo
Altrettanto importanti e oggetto di interesse della psicologia del lavoro sono le dinamiche di gruppo, ovvero ciò che succede tra i singoli componenti del gruppo. Il gruppo, infatti, può essere immaginato come un gioco di specchi in cui ognuno si riflette negli altri e riceve da loro un’immagine di se stesso. Allo stesso tempo, gli stati d’animo e le energie individuali entrano in risonanza con altre energie circolanti e, amplificandosi, innescano reazioni a catena i cui effetti, non sempre controllabili o prevedibili, condizionano il clima e il funzionamento del gruppo. Ecco spiegato perché anche gruppi con molte potenzialità a livello individuale possono fare molta fatica a lavorare assieme e funzionare in maniera efficace.
Il funzionamento di gruppo dipende infatti dal funzionamento dei singoli individui, ovvero dalla loro disponibilità a confrontarsi con se stessi e a migliorarsi come persone, utilizzando a tale scopo l’immagine che il gruppo gli rimanda. Un po’ come un orologio, in cui un blocco a uno qualsiasi degli ingranaggi compromette l’intero meccanismo.
Imparare a vedersi gruppo: il mio approccio
Mi piace particolarmente lavorare coi gruppi, non solo per formazione e per il fatto di averci lavorato per quasi trent’anni, ma anche perché trovo che la dimensione di gruppo sia la mia dimensione ideale, quella in cui mi trovo più a mio agio. Il gruppo e il lavorare in gruppo muove sempre un’energia particolare; si avvertono “correnti” sotterranee e spesso contrastanti tra loro, si percepiscono umori “vivi” e carichi di significato che spingono in una direzione o nell’altra; insomma percepisco il gruppo come un laboratorio di materiale umano particolarmente ricco e mi appassiona l’idea di poter cogliere questo materiale, lavorarlo e riproporlo al gruppo in maniera da renderlo patrimonio comune e stimolo al miglioramento, sia che si tratti di un gruppo terapeutico che di un gruppo di lavoro.
Dal punto di vista operativo, il mio intervento sul gruppo è finalizzato, in primis, a rimuovere gli ostacoli e i blocchi che impediscono il fluire dei processi, lavorando sulla presa di consapevolezza e sul cambiamento degli atteggiamenti controproducenti per il gruppo stesso.
Il passo successivo è quello di aiutare il gruppo a costruire una rappresentazione comune di se stesso e dell’obiettivo che si vuole raggiungere, facendo confluire su tale rappresentazione le energie e la motivazione dei singoli componenti.
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