Sudorazione, palpitazioni, senso di nodo alla gola, cuore accelerato, fiato corto…ebbene sì, sto parlando dell’ansia, uno dei disturbi più frequenti, che si manifesta in molte forme e intensità diverse, e che a volte arriva a limitare pesantemente la vita delle persone.

Il problema
E tu, che tipo d’ansia hai? Pensi di essere un tipo ansioso? Ti sei rassegnato a convivere con l’ansia? Se hai risposto sì alle ultime due domande allora non sai bene come stanno le cose. Ansiosi non si nasce, si diventa. E lo si diventa grazie al contatto con persone ansiose, dalle quali s’impara ad utilizzare stili e modalità di pensiero ansiogeni. Una volta innescato il meccanismo dell’ansia, questa si autoalimenta e ci fa sentire intrappolati in una morsa dalla quale facciamo fatica a uscire da soli
La soluzione
Per uscirne, potresti aver bisogno del sostegno di un professionista, che ti aiuti a capire da dove arriva la tua ansia e sappia suggerirti atteggiamenti e strumenti per neutralizzarla. Nella maggior parte dei casi è sufficiente lavorare sui pensieri e sulle immagini mentali che la precedono, iniziando a capire che siamo noi a innescare la nostra ansia, prefigurandoci scenari catastrofoci e vivendo nella paura e nella preoccupazione per qualcosa di negativo che potrebbe accadere.
Liberarsi dall’ansia in 6 mosse
- siediti e chiudi gli occhi
- entra in contatto con le sensazioni psicofisiche dell’ansia
- osserva consapevolmente i pensieri/immagini negative che l’hanno scatenata
- modifica immagini e pensieri trasformandoli in positivo (senza usare il “non”)
- percepisci l’emozione/sensazione positiva associata ai nuovi pensieri/immagini
- entra in contatto con le nuove sensazioni psicofisiche positive
Sapevate che…
L’ansia patologica inibisce il sistema immunitario, quello riproduttivo e quello digestivo e blocca molti processi del corpo e della mente. Uno studio del 2017 pubblicato in Biological Psychiatry ha stabilito che, nei topi, prolungati periodi di ansia inibiscono significativamente la neurogenesi, ovvero la capacità del cervello di produrre nuove cellule nervose. Non solo. Un’ansia persistente nel tempo può innescare una reazione depressiva a causa del fatto che la persona inizia a sentirsi intrappolata e mette in atto una reazione di evitamento di tutte quelle situazioni che potrebbero innescare una reazione d’ansia
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Domande frequenti (Faq)
Che differenza c’è tra ansia e attacco di panico?
Semplificando la questione, potremmo dire che l’ansia è il risultato di un atteggiamento mentale basato sulla preoccupazione/paura continua. Quando l’ansia è vissuta dalla persona come un disagio psicofisico (senso d’agitazione, tachicardia, inquietudine, confusione mentale, insonnia, dimenticanze eccessive ecc.) è il caso di intervenire per “correggerla”. Un’ansia continua e persistente nel tempo può arrivare ad innescare un attacco di panico, che invece rappresenta un picco improvviso d’ansia, una reazione d’ansia acuta, debilitante dal punto di vista psicofisico, che emerge rapidamente e tende a defluire altrettanto rapidamente, ma lascia alla persona una sensazione di paura e di terrore per la possibilità che si possa ripresentare, arrivando per questo motivo, ad aumentare la probabilità di ricaduta e limitare fortemente anche la vita socio-relazionale della persona.
Come faccio a sapere se la mia ansia è da curare?
Ascoltando le tue sensazioni. Se l’ansia ti procura un disagio a livello psicofisico e ti impedisce di svolgere normalmente le tue attività quotidiane, allora è il caso di intervenire per comprenderne la causa e interrompere il circuito mentale che la alimenta.
Quanto tempo serve per “guarire” dall’ansia?
Dipende dal tipo di ansia, dallo stato di avanzamento del problema e dalla motivazione della persona.
Se il disagio è comparso da poche settimane è possibile intervenire e risolvere con poche sedute di “ristrutturazione cognitiva” mentre per problematiche già strutturate serve un ciclo di sedute più lungo (2-4 mesi). Se l’ansia è dovuta ad un atteggiamento mentale sbagliato la soluzione è più rapida rispetto ad un’ansia che invece è sintomo di una problematica interiore ed esistenziale più profonda. In generale poi, più la persona è motivata al cambiamento, più si riducono i tempi di risoluzione.
Servono gli psicofarmaci per “guarire” dall’ansia?
Non necessariamente. Dipende dal tipo di ansia e da quanto la persona è impaurita e si sente impotente nella gestione del problema. Nella pratica clinica, si osserva infatti, che spesso le persone utilizzano il farmaco come ulteriore strumento di “supporto psicologico” ma trovano poco reale beneficio dall’azione farmacologica in sé.