Lo stress è in qualche modo collegato all’ansia? E la depressione c’entra qualcosa con lo stress e l’ansia? E se sì, quali strumenti abbiamo a disposizione per interrompere questo circolo patologico e contrastarne gli effetti negativi? Ne parlo in questa pagina, dove spiego i concetti di stress, ansia e depressione e i collegamenti tra loro, dandoti anche indicazioni operative utili per affrontarli al meglio.
Contenuti:
- Stress, ansia e depressione: quali collegamenti?
- Lo stress
- L’ansia
- La depressione
- Quando chiedere aiuto?
- Cosa puoi fare?
- Approfondimenti
Stress, ansia e depressione: quali collegamenti?

Stress, ansia e depressione non sono fenomeni separati e scollegati tra loro come si potrebbe pensare, ma in certe condizioni possono trasformarsi in un continuum, un’unica dimensione psicopatologica che assume toni di gravità crescente via via che scivola verso il polo della depressione. Sappiamo che i sintomi dello stress sono determinati da una serie di reazioni neuroendocrine, mediate dall’attivazione del sistema nervoso simpatico; se non sono “intercettati” e gestiti adeguatamente, questi sintomi possono strutturarsi e cronicizzarsi, trasformandosi in disturbi di tipo psicosomatico. A questo punto, la mente della persona rimane intrappolata in una sorta di loop; ovvero, “sto male ma non riesco a trovare una causa organica al mio star male e questo mi agita ancora di più”. Il risultato è una preoccupazione crescente dove i pensieri negativi si accavallano e innescano una reazione che può manifestarsi sotto forma di vari disturbi d’ansia (attacchi di panico, fobie ecc).
Se non affrontata adeguatamente, l’ansia, di per sé limitante in tanti aspetti della vita quotidiana, può lasciare il posto a un progressivo processo di ritiro e chiusura in se stessi. Questo disinvestimento emotivo è paragonabile a una condizione di “stallo”, una sorta di stand-by che, senza che la persona se ne renda nemmeno conto, la fa scivolare nell’alveo depressivo. Riepilogando:
Lo stress

Di per sé lo stress è una semplice risposta temporanea di adattamento agli stimoli esterni. Tuttavia, se non gestito efficacemente, può strutturarsi a livelli patologici e dar vita a manifestazioni sintomatologiche su base psicosomatica.
Lo stress, infatti, attiva una risposta neuroendocrina nell’organismo attraverso l’asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene), con la produzione di cortisolo (l'”ormone dello stress”) da parte delle ghiandole surrenali. Il cortisolo in circolo attiva l’organismo e determina la sintomatologia psicofisica tipica dello stress.
L’ansia
Deriva dallo stress continuo e protratto nel tempo, può trasformarsi dall’essere uno stimolo utile ad affrontare situazioni complesse e non ordinarie, a diventare un atteggiamento strutturato di base, una risposta disfunzionale, che può sfociare in forme psicopatologiche più o meno acute e più o meno invalidanti.
La depressione

In tutte le sue manifestazioni e sfumature, la depressione può essere la conseguenza di un crollo emotivo determinato dal non riuscire più a gestire livelli d’ansia così elevati; un po’ come se la persona mollasse improvvisamente la presa e si lasciasse andare alla depressione per il fatto di non riuscire più a gestire questo continuo stato di tensione e la frustrazione che deriva dal dover rinunciare a certi contesti e occasioni socio-relazionali a causa dell’ansia.
Nel caso di una depressione più importante e severa, la persona non si accorge del suo disagio, non ne soffre e non se ne lamenta così come invece, per esempio, accade all’ansioso. La caratteristica del depresso, infatti, è la rigidità del tono dell’umore e l’assenza di reazioni a tutto ciò che gli accade intorno. Se ne accorgono invece molto bene le persone che gli sono vicine, che osservano il disinvestimento emotivo, la chiusura in se stessa e il ritiro sociale assieme all’immagine negativa di sé e all’assenza di una qualsiasi prospettiva futura. In questo la depressione limita fortemente il funzionamento sociale e la qualità di vita non solo della persona interessata, ma anche dei suoi famigliari.
Quando chiedere aiuto?
Quando nella nostra vita ci troviamo ad affrontare situazioni emotivamente difficili, fisicamente impegnative e soprattutto persistenti nel tempo, dobbiamo sapere che lo stress è già in azione. In questo caso non aspettiamo di vederne gli effetti negativi a livello fisico o comportamentale, ma chiediamo aiuto e attiviamoci per trovare risposte adeguate.
Nel caso della depressione questo aspetto di problematicità può essere più difficile da rilevare autonomamente, per il semplice fatto che i sintomi non sono così evidenti o non ci appaiono tali; spesso ci diciamo che “…è solo una fase di stanca…un momento passeggero…ho solo bisogno di riposo, di non fare niente e di non vedere nessuno”. Così facendo non ci accorgiamo di stare scivolando nella depressione e, talvolta, c’è bisogno di qualcun altro che intervenga e ci faccia vedere quello che sta accadendo.
Se stai vivendo uno di questi disagi e vuoi liberartene, non aspettare ulteriormente
Cosa puoi fare?
Come possiamo interrompere il circuito dello stress e dell’ansia e limitare i danni? Possiamo uscire dalla depressione o meglio ancora, evitare di caderci? La risposta è sì. A patto che utilizziamo l’atteggiamento e gli strumenti giusti e che lo vogliamo davvero. Dico questo perché in psicoterapia è cosa comune che le persone dicano di volere qualcosa anche se in realtà non hanno una vera motivazione al cambiamento.

Stress e ansia possono essere contrastati grazie alle tecniche di rilassamento e di meditazione, specie se associate alla visualizzazione mentale, che si è dimostrata utile anche per stimolare i processi d’auto-guarigione del corpo. Altra pratica interessante è la mindfulness, oggi molto in voga, che si basa sullo stesso principio di “presenza mentale a se stessi e al momento presente”, che poi è l’aspetto centrale di tutte le forme di meditazione. Fondamentale è anche andare a riformulare il dialogo interiore, modificando i pensieri e le convinzioni negative che sono alla base delle problematiche d’ansia.
Nel caso della depressione, l’approccio terapeutico d’elezione è rappresentato dalla psicoterapia, orientata alla ristrutturazione delle convinzioni negative che riguardano se stessi. Oggi questo approccio è riconosciuto essere efficace anche più dei farmaci.