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Stefano FALCINI

PSICOLOGO e PSICOTERAPEUTA

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C’è spiritualità e spiritualità…

23 Febbraio 2026 by Stefano Falcini Lascia un commento

la foto rappresenta la spiritualità e la libertà

La spiritualità è uno di quei temi di cui si parla molto senza però, nella maggior parte dei casi, saperne abbastanza. Esistono un’infinità di corsi e seminari di spiritualità che, a vari livelli, promettono grandi cose: corsi di miracoli, numerologia, acquisizione di capacità medianiche, di sciamanesimo e di guarigione, tantrismo, risveglio energetico, evoluzione spirituale, reiki, letture akashiche ecc.. Nella maggior parte dei casi, purtroppo, nel tentativo di soddisfare la sete di spiritualità delle persone, si finisce per dare loro strumenti e indicazioni che sono più fuorvianti che utili, se non addirittura controproducenti. Il rischio, infatti, è paragonabile al dare a una persona neopatentata una macchina molto potente che non è in grado di guidare e con la quale potrebbe andare a sbattere contro un muro.

I presupposti

Quando si parla di spiritualità dobbiamo infatti partire da due presupposti fondamentali.

Il primo è che dentro ognuno di noi, esiste, più o meno pronunciata, una spinta innata a interrogarsi sull’ignoto e sulla dimensione del divino: chi siamo, dove andiamo, qual è il senso della nostra vita e se esiste qualcosa oltre questa vita.

Il secondo aspetto importante è che la spiritualità ha a che fare con un mondo “invisibile” e quindi è pressoché impossibile verificare quello che ci viene detto. In questo senso è alto il rischio di poter essere imbrogliati da sedicenti maestri, veggenti o guide spirituali che siano, che possono sfruttare a proprio favore il bisogno delle persone di avere punti di riferimento esterni a cui appoggiarsi per trovare conforto e rassicurazione alle proprie fragilità e ai propri dubbi.
Questa tendenza ad affidarsi ad altri attribuendogli il ruolo di guida della nostra vita deriva da un’ulteriore questione che vale la pena di analizzare: il rapporto tra spiritualità e religione. Da sempre, infatti, le religioni si sono arrogate il monopolio della spiritualità, ponendosi come intermediari tra le persone e il divino e promuovendo un’idea di spiritualità come qualcosa da cercare all’esterno; rivolgendosi ad esempio ai santi, che ci offrono un esempio di condotta esemplare da imitare per arrivare a Dio; o affidandoci ai sacerdoti che, investiti direttamente da Dio del “potere” di dispensare la sua parola e di perdonare i nostri peccati, si pongono come intercessori tra noi e Dio stesso. Questo ha fatto sì che le persone si allontanassero sempre di più da se stesse e iniziassero a cercare Dio all’esterno, spingendosi verso forme di devozione sempre più simili all’idolatria e assumendo un atteggiamento d’inferiorità e di sottomissione nei confronti del divino. Ecco spiegato perché le persone tendono a sviluppare forme di dipendenza e di delega nei confronti del guru di turno, sia esso esponente di un credo religioso riconosciuto o di altre forme di spiritualità non istituzionali.

Da fuori a dentro

Come avrete forse capito, in un mondo in cui tutto ci spinge a cercare risposte e soluzioni all’esterno, la vera spiritualità consiste nel rivolgere l’attenzione verso se stessi, cercando dentro di noi Dio e le risposte di cui abbiamo bisogno. Andando al dunque, la nostra dimensione spirituale può davvero emergere quando riusciamo a toglierci di dosso tutte le abitudini, le convinzioni, le paure, i sensi d’inferiorità e d’inadeguatezza, in breve tutti i condizionamenti e le sovrastrutture che abbiamo accumulato nel tempo e che ci impediscono di entrare in contatto con la nostra vera essenza, vivendo ciò che siamo in realtà. Dal punto di vista psicologico, la sensazione di essere insoddisfatti di sé e della propria vita ha a che fare spesso proprio con un conflitto di tipo spirituale-esistenziale, ovvero col fatto che non stiamo vivendo davvero noi stessi, la nostra vera essenza, ma interpretiamo un ruolo, un copione scritto da qualcun altro.

In questo senso, un grosso ostacolo all’essere se stessi è rappresentato proprio dalla spinta al conformismo e all’omologazione, così presente nella nostra società al punto da convincerci che solo seguendo la moda del momento o imitando qualcun altro che ci viene proposto come modello possiamo essere felici e soddisfatti. In realtà nulla potrà mai darci soddisfazione se rinneghiamo noi stessi e la nostra vera essenza, la nostra unicità.

“Non siamo esseri umani che vivono un’esperienza spirituale. Siamo esseri spirituali che vivono un’esperienza umana.”

— Pierre Teilhard de Chardin

Il Sé superiore

Essere in contatto con se stessi significa essere in contatto con la propria dimensione spirituale, con il proprio Sé Superiore. Il Sé Superiore altro non è che un livello di coscienza superiore, inteso come livello diverso e più lungimirante rispetto al livello di coscienza ordinario. In questo senso il nostro Sé superiore corrisponde a quella che potremmo chiamare la nostra anima, la nostra vera essenza, quell’entità di natura divina che abita il nostro corpo. Noi, infatti, non siamo il nostro corpo, siamo quell’entità che lo anima. Questo aspetto è testimoniato sempre più spesso anche da persone che trovandosi in una condizione di morte “temporanea” a causa, ad esempio, di uno stato di coma, raccontano di essersi sentiti vivi mentre osservavano il loro corpo senza vita sdraiato su un letto d’ospedale. In tal senso, il nostro corpo è solo una “macchina”, uno strumento al nostro servizio o meglio al servizio della manifestazione del nostro Sé superiore. Un chiarimento importante: il Sé Superiore di cui parlo non ha niente a che vedere col Sé ordinario, che coincide con quello che potremmo definire il nostro “Io”, per dirla in termini psicologici. Anzi, è proprio lasciando andare la sovrastrutture che formano il nostro Io che possiamo entrare in contatto con la dimensione del Sé Superiore.

Il contatto con il Sé

Ma questo contatto col nostro Sé superiore come si manifesta, come ci accorgiamo quando siamo connessi con questo nostro livello spirituale?

Un primo aspetto che ci indica di essere in allineamento col nostro Sé superiore è una sensazione immotivata di pace e di serenità interiore, uno stato in cui ci sentiamo leggeri, in cui le preoccupazioni della vita quotidiana sembrano sparire sullo sfondo e ci sentiamo connessi con tutto quello che esiste attorno a noi; con la sensazione di essere davvero sulla strada giusta e di stare facendo la cosa giusta.
In questo stato di “grazia” possiamo percepire la voce del Sé superiore che si manifesta nella forma di una sottile intuizione, qualcosa che sgorga da dentro, talvolta sotto forma di immagini o sensazioni apparentemente inspiegabili usando la logica ordinaria o la ragione, e che ci dà le risposte di cui abbiamo bisogno prima che si attivi il rimuginio dei pensieri.

In pratica, il Sé superiore si esprime attraverso la voce del cuore, che può essere udita solo se facciamo silenzio dentro noi stessi e ci rivolgiamo all’interno (a questo proposito vedi anche l’importanza della meditazione e degli stati meditativi), in quello spazio interiore dove possiamo udire quella voce flebile, non inquinata dalle emozioni, che affiora da dentro di noi appena riusciamo a mettere a tacere i pensieri e le preoccupazioni che agitano la nostra mente e che sono il risultato dei vecchi schemi mentali, delle abitudini e dei condizionamenti che abbiamo immagazzinato nel corso della nostra vita.

Spiritualità e potenzialità

Vivere e manifestare il nostro Sé Superiore significa esprimere tutte le nostre qualità e le nostre potenzialità, realizzare il nostro vero progetto, fare quello che siamo venuti a fare e che sappiamo fare meglio. Non solo. Assumendo la prospettiva del Sé superiore possiamo anche dirigere e influenzare a nostro favore la nostra salute e le nostre circostanze. Tutte le tradizioni iniziatiche e spirituali in genere ci dicono, infatti, che lo spirito può modificare la materia e non viceversa. Qualsiasi cosa che si è manifestata nel corpo, a livello della materia più “densa, si è prima manifestata a livello dello spirito, ad un livello d’energia più “sottile”. Quindi, anche per modificare la materia del nostro corpo dobbiamo agire a livello energetico sottile utilizzando come strumento le potenzialità della nostra mente. Ciò significa, come oggi sappiamo dalla fisica quantistica, che tutto è una forma d’energia; più “densa”, e quindi visibile come nel caso della materia di cui è fatto il nostro corpo e le cose che ci circondano; più “sottile” e quindi invisibile come nel caso di quello che chiamiamo spirito.

Più ci impegnamo in un percorso di miglioramento e di crescita personale, riuscendo a lasciar andare il passato, trasformando le zavorre delle emozioni negative che arrivano dai sensi di colpa, dalle paure, dal senso d’inferiorità e dalle esperienze più o meno traumatiche che abbiamo vissuto, più possiamo entrare in contatto con il nostro Sé superiore, esprimerlo ed integrarlo anche nella nostra vita quotidiana.

In questo senso la spiritualità ha che vedere con la nostra crescita e col cambiamento, inteso come processo di sottrazione e di liberazione da tutte quelle sovrastrutture che soffocano la nostra vera natura.

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