Superare l’ansia da prestazione e sbloccare il proprio potenziale

Sempre più spesso sentiamo parlare di mental coach in riferimento ai grandi campioni dello sport e ai loro risultati. Quello che con il termine anglofono viene chiamato mental coach è semplicemente un professionista che dispone delle competenze psicologiche per aiutare un’atleta a affrontare al meglio la sua gara e fare la sua prestazione migliore.
Un primo aspetto è proprio quello della prestazione: non ci si focalizza sul risultato ma sulla prestazione che serve per raggiungere il miglior risultato. In questo senso non è tanto l’immaginare se stessi con la medaglia d’oro al collo o con la coppa in mano ma aiutare l’atleta a visualizzare la specifica sequenza di gesti, azioni e movimenti che dovrebbe compiere in gara, immaginando di compierli nella maniera più fluida e performante possibile, al meglio delle proprie capacità e potenzialità. Un secondo aspetto è quello di costruire un mind-set, o atteggiamento mentale che consenta all’atleta di approcciarsi alla gara con il giusto “spirito”, ovvero con quel tanto di tensione psicofisica che serve a caricarlo e a farlo sentire pronto ad agire senza però i blocchi mentali e le paure che rischiano di innescare un livello eccessivo di ansia, che potrebbe inibire la capacità di performance.
Fin qui ho descritto due dei tanti aspetti su quali può intervenire un mental coach sportivo, senza addentrarmi nei particolari e nelle mille accortezze psicologiche che possono aiutare la preparazione mentale di un atleta.
Nelle mani di chi ci affidiamo?
La questione che però vorrei qui affrontare è quella relativa alla formazione che dovrebbe avere un mental coach sportivo, considerando che non si sta mai solo intervenendo sugli aspetti tecnici della prestazione sportiva ma anche sulla persona nel suo insieme.
È cosa frequente, ad esempio, osservare che certe problematiche che lo sportivo incontra nella sua prestazione sportiva derivano da aspetti psicologici ed emotivi irrisolti, quindi da blocchi interiori che devono essere sciolti, elaborati e superati per poter migliorare anche la performance sportiva, rendendola più fluida ed efficace. Diversamente, il rischio è che si finisca per separare la prestazione sportiva dallo sportivo, come in ambito clinico si rischia di curare solo il sintomo senza considerare la persona nella sua globalità. Così facendo si cade proprio in quella miopia che ci fa accanire sul migliorare il gesto tecnico senza comprendere prima da dove arriva quella difficoltà che la persona esprime nel gesto tecnico; cosa che può creare ulteriori blocchi emotivi e innescare un circolo vizioso.
In questo senso mi fa sorridere quando sento molti mental coach anche famosi perché al servizio di sportivi famosi che dicono di limitarsi a intervenire sulla performance tecnica e non sulle problematiche interiori della persona: un vero e proprio nonsenso, visto che non è possibile separare in maniera netta l’aspetto prettamente tecnico da quello psicologico/interiore. Ma poiché il mental coach non è di per sé preparato – e nemmeno “titolato”, come tutti i mental coach stessi si premurano di sottolineare – per intervenire sulle problematiche interiori più delicate e sui blocchi psicologici inconsci, allora la domanda che mi pongo e che ti pongo è la seguente: voi vi affidereste nelle mani di un mental coach che non è psicologo nè tanto meno psicoterapeuta, e che visto che non può separare l’aspetto tecnico e della performance da quello emotivo-interiore, rischia di andare a lavorare su cose che non conosce e che non sa trattare con la professionalità che richiederebbero?
TI SUGGERISCO ANCHE:
Sport & Mental Coaching
Applicare il coaching al mondo dello sport per migliorare la prestazione e raggiungere i tuoi obiettivi
Allenamento ideomotorio (mental- training)
Allenare la mente dello sportivo (e non) con le visualizzazioni e le immagini mentali
Riformulazione del dialogo interiore (self-talk)
Un metodo per aiutare sportivi e non a modificare il flusso e il contenuto dei propri pensieri
Lascia un commento