
Le relazioni sono uno scambio interpersonale, un’opportunità di confronto e di condivisione. Attraverso le relazioni interpersonali abbiamo la possibilità di cambiare in meglio noi stessi, poiché l’altro ci rimanda, come se fosse uno specchio, un’immagine di noi stessi e mette in evidenza quegli aspetti che dobbiamo ancora migliorare.
Tuttavia, le relazioni sono animate anche da dinamiche più torbide che hanno a che fare coi propri bisogni irrisolti, con i propri conflitti interiori e con i condizionamenti che abbiamo ricevuto.
Relazioni e manipolazione
Per qualcuno le relazioni sono uno strumento per esercitare il proprio potere e il controllo sugli altri. In tal caso, parliamo di manipolazione, indicando con tale termine il fatto che una persona sfrutta gli altri per raggiungere i propri scopi. Partendo dalla sua posizione di autorità o dall’ascendente che ha sugli altri, li spinge ad agire e reagire secondo le sue aspettative e i suoi desideri. In altre parole, il manipolatore è una specie di burattinaio, una persona che sa utilizzare molto bene le dinamiche della comunicazione e le utilizza per far muovere gli altri a suo piacimento, per soddisfare un suo bisogno di potere e di controllo.
“L’amore non è una gabbia, così come libertà non significa stare da soli. L’amore è la libertà di volare insieme. È lasciar essere, senza possedere.”
– Gabriel Garcìa Màrquez
È il caso, ad esempio, della moglie che vorrebbe impedire al marito di frequentare il trekking con gli amici e, a tale scopo, cerca di farlo sentire in colpa rimproverandogli il fatto che si assenta da casa. Ma anche del genitore che non vede di buon occhio la fidanzata del figlio e lo “minaccia” dicendogli che se non la lascia perderà il suo affetto e la sua eredità. O ancora, pensiamo allo studente che per vendicarsi del suo professore incita un amico a bucargli le gomme della macchina dicendogli che se non lo fa è un codardo e un fifone.
Gli strumenti del manipolatore: le leve emotive
Per raggiungere il suo scopo, il manipolatore utilizza delle leve emozionali molto potenti che si appoggiano ad aspetti emotivi e a principi etico-morali che prescrivono cos’è giusto e cos’è sbagliato, come dovremmo essere e come ci dovremmo comportare per essere buoni genitori, buoni figli, buoni mariti o buone mogli, buoni pazienti ecc.. Tali leve emotive sono riconducibili a:
- senso d’inferiorità e d’inadeguatezza. Una persona che si sente inferiore rispetto a un’altra si pone automaticamente in una posizione di subalternità ed è più disposta a lasciarsi manipolare;
- senso di colpa. Il senso di colpa è uno dei sentimenti più potenti per controllare e indirizzare il comportamento delle persone nella direzione desiderata. Chi si sente in colpa farebbe qualunque cosa pur di ottenere il “perdono” e l’assoluzione e sentirsi a posto con se stesso e con gli altri; anche a costo di rovinare la propria vita. Il senso di colpa, infatti, è strettamente legato al concetto di “peccato” e al bisogno di “assoluzione”;
- bisogno d’approvazione e di riconoscimento. Far leva sul bisogno innato d’approvazione e sul riconoscimento/apprezzamento sociale induce le persone a conformarsi alle richieste comportamentali che arrivano dall’esterno;
- ricatto affettivo. Privare qualcuno del proprio affetto o minacciarlo in tal senso tocca corde emotive ancestrali che hanno radici nel bisogno di ricevere affetto per sentirsi meritevoli come persone.
Il gioco perverso della manipolazione psicologica
Chi manipola non ha, spesso, né l’intenzione né tanto meno la consapevolezza di manipolare l’altro. La manipolazione avviene cioè in modo inconsapevole, partendo dal proprio modo d’essere o da bisogni e problematiche interiori irrisolte di cui la persona non è assolutamente cosciente.
Non solo. La manipolazione funziona perché c’è qualcuno che si fa manipolare. Se qualcuno ha il potere di farci sentire in colpa o inferiori è perché noi per primi ci sentiamo inferiori o colpevoli; e se accettiamo di farci comunque manipolare è perché sentiamo di non poter fare a meno dell’affetto dell’altra persona. In questo caso scivoliamo nel campo delle dipendenze.
Per sviluppare un’immunità nei confronti delle manipolazioni è quindi necessario essere sempre più consapevoli di noi stessi e delle nostre emozioni, cercando di non agire frettolosamente sotto il loro impulso. Ma anche di quanto dipendiamo dall’approvazione e dal riconoscimento affettivo dell’altra persona per ottenere il quale siamo disposti ad accettare di essere “calpestati” e sacrificare la nostra individualità.
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Domande frequenti (Faq)
Come faccio a capire se sono vittima di manipolazione psicologica?
Il segnale più chiaro non arriva da ciò che dice il manipolatore, ma da come ti senti tu. Se ti ritrovi costantemente a dubitare delle tue percezioni, se provi un cronico senso di colpa anche quando non hai fatto nulla di male, o se modifichi i tuoi comportamenti solo per evitare la rabbia o il silenzio punitivo dell’altro, è molto probabile che tu sia all’interno di una dinamica manipolatoria.
Il manipolatore è sempre consapevole di fare del male?
Nella maggior parte dei casi, il manipolatore non è consapevole di fare del male — anche se può essere perfettamente consapevole del fatto che sta manipolando l’altra persona. Quello di cui, invece, quasi mai si rende conto sono le ferite interiori, i motivi più profondi che lo spingono ad agire in quel modo. Ma attenzione: questa mancanza di consapevolezza profonda non giustifica in alcun modo il comportamento manipolatorio, né riduce il danno psicologico subito da chi lo vive
Perché è così difficile staccarsi da una relazione manipolatoria?
Perché la manipolazione crea una vera e propria dipendenza affettiva. Si instaura un meccanismo intermittente: a momenti di forte svalutazione e freddezza seguono improvvise manifestazioni di affetto e “lune di miele”. Questo schema confonde la vittima, abbassa la sua autostima e le fa credere di non poter sopravvivere senza l’approvazione del manipolatore.
Come ci si difende da un manipolatore psicologico?
Il primo passo è smettere di cercare di cambiarlo o di spiegargli le tue ragioni: il manipolatore userà le tue stesse parole contro di te. È necessario iniziare a lavorare su se stessi, rinforzare i propri confini personali, imparare a tollerare il senso di colpa artificiale che l’altro ti proietta addosso e, se necessario, allontanarsi chiedendo il supporto di un professionista per ricostruire la propria autonomia emotiva e la propria autostima.
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