In questa pagina parlo della comunicazione e delle dinamiche che più frequentemente si osservano nei processi comunicativi a livello personale, educativo e sociale. Tutto questo, cercando anche di dare indicazioni operative su come gestire al meglio la nostra azione comunicativa e quella che ci arriva dall’esterno.

Prima vorrei elencare un paio di aspetti comuni a tutte le forme di comunicazione:
- efficacia: una comunicazione è efficace quando raggiunge l’obiettivo per cui è stata pensata;
- funzionalità: la comunicazione funzionale rispetta l’altro per quello che è; promuove anche il suo benessere. Una comunicazione può essere efficace ma non funzionale, come ad esempio nel caso della manipolazione.
La comunicazione, inoltre, ha sempre a che fare coi ruoli e con rapporti di “potere”. Ci sono comunicazioni i cui i ruoli sono già definiti (poliziotto-cittadino, medico-pazente ecc.) e comunicazioni in cui i ruoli non sono definiti ma ognuno può decidere di assumere una posizione di “forza” e di “potere” sull’altro. L’altro, a sua volta, può accettare o meno di mettersi in una posizione di “subalterno”.
Contenuti:
- La comunicazione interiore
- La comunicazione come strumento di relazione
- La comunicazione come strumento educativo e di crescita
- La comunicazione come strumento di condizionamento sociale
- Risorse
La comunicazione interiore

Pensare e immaginare sono delle forme di dialogo interiore e quindi un modo di comunicare con se stessi. In effetti, noi siamo i primi interlocutori di noi stessi. Gli altri possiamo anche evitarli, noi stessi no. Il principale problema della comunicazione interiore è l’autoreferenzialità, ovvero il fatto che tendiamo a darci sempre ragione, e facciamo fatica ad avere uno sguardo critico e più distaccato sulle cose che pensiamo e ci diciamo. In questo senso rischiamo di mentire a noi stessi e creare problemi anche nella relazione con gli altri. Cosa significa quindi avere un buon rapporto con se stessi? Non prendere per buono tutto quello che ci diciamo, ma analizzarlo e capire perché pensiamo quella cosa e se in quella situazione quella cosa è davvero la cosa migliore che potremmo dirci. Questo richiede una consapevolezza di sé, ovvero la capacità di osservare i nostri stati interiori e i nostri pensieri in maniera più distaccata, come se li guardassimo dall’esterno, ed eventualmente cambiarli se ci rendiamo conto che non sono davvero nostri o non funzionano perché ci fanno star male. Si parla in questo caso di riformulazione del dialogo interiore. Questa operazione richiede una buona dose di fiducia in se stessi, necessaria per riuscire a mettersi in discussione senza percepire in questo un pericolo per la propria integrità, colpevolizzarsi se poi vediamo cose di noi stessi che non ci piacciono o sentirci incapaci perché ci rendiamo conto di aver sbagliato. In tal senso la consapevolezza è una virtù dei forti.
La comunicazione come strumento di relazione
Le relazioni interpersonali sono un aspetto fondamentale della nostra vita, e non possono prescindere dalla comunicazione. La comunicazione è uno strumento per scambiare, esprimersi, condividere, connettersi con gli altri. In tal senso è un ponte verso gli altri, ma può anche creare delle barriere insormontabili tra le persone o essere usata come strumento di manipolazione e di potere. Lo vediamo quotidianamente nelle relazioni affettive patologiche, nei dibattiti tra politici, nelle relazioni amicali e in molti altri contesti sociali.
Una relazione interpersonale che funziona dev’essere fondata sul rispetto per l’altro. La domanda che dovremmo sempre farci è: in questa relazione in che posizione mi pongo rispetto all’altro? Riesco a guardare questa persona per quello che è realmente o mi accorgo di volerla in qualche modo cambiare? E il mio interlocutore mi vede per quel che sono? Parla dal mio livello o si pone in una posizione di dominanza e di potere?
La comunicazione come strumento educativo e di crescita
La relazione in ambito educativo e quella in ambito terapeutico sono caratterizzate da forme di comunicazione che hanno come obiettivo quello di promuovere l’apprendimento e/o un cambiamento positivo nell’altra persona. In tal senso non sono relazioni simmetriche o paritarie, come potrebbero essere quelle amicali o affettive, ma complementari. Una persona occupa cioè un ruolo che è “istituzionalmente” riconosciuto e l’altra un ruolo complementare; docente- discente, medico-paziente ecc.
Poi, ci sono anche delle relazioni complementari dove non esistono ruoli definiti “a priori” ma sono le persone che decidono di attribuirsi un certo ruolo e di interpretarlo, rendendolo riconoscibile anche agli altri. Penso alle relazioni genitori-figli in cui il riconoscimento esterno del ruolo di genitore non è sufficiente, talvolta, a garantirne il riconoscimento anche all’interno della relazione, se non è il genitore a darsi una sua autorevolezza.
Le relazioni educative richiedono, per essere efficaci e funzionali, due atteggiamenti fondamentali; l’empatia e l’autenticità.
- l’empatia è la capacità di mettersi temporaneamente nei panni dell’altro per comprendere meglio chi è, cosa prova, da dove parla e come funziona. Questo mi permette di trovare modalità, atteggiamenti e soluzioni che favoriscono la crescita e l’apprendimento.
- l’autenticità riguarda l’essere se stessi senza nascondersi dietro al ruolo che abbiamo in quella relazione.
La comunicazione come strumento di condizionamento sociale

La comunicazione sociale definisce una forma particolare di relazione, in cui un unica persona o un’unica fonte trasmette il messaggio e una massa “anonima” di persone lo riceve. Una comunicazione, insomma, per lo più unidirezionale. Purtroppo, spesso la comunicazione sociale è efficace ma non funzionale. Efficace perché è studiata in modo da raggiungere un certo obiettivo – è il caso della propaganda politica o della comunicazione pubblicitaria; non funzionale perché non si preoccupa più di tanto delle diverse individualità, dei loro bisogni e del loro benessere. Inoltre, di solito sfrutta il potere o l’autorità di una certa fonte per condizionare il comportamento di tanti.
Ma come agisce in concreto questa comunicazione a livello sociale? Spesso va a smuovere nelle persone delle reazioni emotive molto profonde, ancorché spesso inconsce; la paura, il senso di colpa e d’inadeguatezza, la rabbia, ecc., tutte leve molto efficaci per influenzare i pensieri e i comportamenti delle masse.
Le emozioni, poi vanno a braccetto con i bisogni, spesso irrisolti, delle persone. Se ad esempio con la mia comunicazione riesco a innescare la paura delle malattie, posso poi offrire una “soluzione”, supponiamo un certo farmaco, che va a colmare il bisogno delle persone di sentirsi tranquille e al riparo proprio da quelle malattie.
Vuoi migliorare la tua comunicazione in ambito personale o professionale?