Come psicoterapeuta aiuto le persone a comprendere se stesse, le proprie dinamiche interiori e i meccanismi alla base dei propri sintomi e della propria sofferenza, stimolando un processo di deprogrammazione, cambiamento e guarigione.
Come mental coach, il mio obiettivo è guidare persone e gruppi a esprimere il loro massimo potenziale, superando i blocchi e andando oltre gli schemi mentali limitanti.

Come persona, il mio scopo in questa vita è quello di essere un mezzo, un tramite per chiunque voglia entrare in contatto con il proprio Sé più autentico, manifestando la sua vera natura e tutte le sue potenzialità.
Il mio approccio
Non credo nelle soluzioni precostituite e preconfezionate. Sono convinto che per aiutare davvero le persone è necessario avere uno sguardo il più possibile “chiaro”, libero, che ci permetta di vedere le cose al di là degli schemi teorici e dei paradigmi, dei luoghi comuni e delle logiche convenzionali.
L’idea alla base del mio approccio è quella “sartoriale”, dell’abito cucito addosso al cliente o, se vogliamo, della scarpa giusta per il piede giusto. In tal senso credo nell’unicità della persona e nella specificità delle esigenze del cliente che ho di fronte.
Concettualmente, mi rifaccio a una visione dell’essere umano come entità olistica multidimensionale, che integra un aspetto fisico, psichico e spirituale.
Allo stesso modo, nel caso il cliente sia un’azienda o un gruppo, lo immagino come un “organismo” il cui funzionamento dipende dalla coesione e dalla “sincronicità” delle persone che lo animano.
Da sempre sono interessato alla connessione mente-corpo e utilizzo un approccio ispirato ai principi scientifici della psiconeuroendocrinoimmunologia per stimolare la guarigione psico-fisica, attraverso pratiche di visualizzazione mentale, di ristrutturazione dei pensieri e del dialogo interiore.
Nella mia pratica clinica utilizzo la tecnica del “doppio binario”, che integra il colloquio con un lavoro immaginativo sull’inconscio, utile a favorire uno sblocco emotivo profondo.
Operativamente, mi trovo in sintonia col filone della “psicologia positiva” di M. Seligman, che non si focalizza sul problema e sulle emozioni negative da eliminare ma sulle risorse positive e sulle potenzialità che consentono al cliente di costruire attivamente il proprio benessere, tendere verso il raggiungimento dei propri obiettivi e la piena realizzazione di sé.
La domanda iniziale
Perché sto così male? Perché in certe situazioni reagisco sempre allo stesso modo e ripeto gli stessi errori? Perché m’innamoro sempre delle persone sbagliate? Qual è il senso della mia vita? Posso cambiare certi atteggiamenti e certi aspetti del mio carattere?
Questi gli interrogativi che i clienti più spesso mi pongono e ai quali provo a dare risposta assieme a loro, aiutandoli a comprendere il loro problema attuale alla luce del passato e dei meccanismi disfunzionali che lo sostengono, per poi progettare un cambiamento per il futuro.
Analizzare il passato
L’esperienza clinica ci insegna che le cause di ogni forma di disagio e di sofferenza psicologica sono da ricercare nella nostra storia, in ciò che abbiamo vissuto, nella cultura che ci ha permeati e nell’educazione che abbiamo ricevuto, che ci ha portati a essere ciò che siamo oggi, plasmando e cristallizzando il nostro modo di pensare, i nostri atteggiamenti mentali e le nostre convinzioni. Al punto che spesso ci ritroviamo a vivere una vita che non è nostra, basata su valori e cose che non ci appartengono, intrappolati in schemi mentali che ci fanno sentire prigionieri di noi stessi e dei nostri errori, delle nostre reazioni e delle circostanze esterne.
Comprendere il presente
Analizzare il passato è fondamentale per comprendere il presente: il sintomo e la sofferenza psicologica vogliono comunicarci che c’è qualcosa di noi che non stiamo vivendo, qualche aspetto che non sta più funzionando in noi stessi e nella nostra vita o, nel caso di un gruppo o di un’azienda, qualche blocco che ostacola il normale fluire dei processi; ciò significa che è giunto il momento di cambiare.
A tale scopo cerco di stimolare un lavoro d’introspezione, d’auto-riflessione e d’auto-consapevolezza, che aiuti le persone a comprendere le radici dei loro problemi e i blocchi psicologici che gli impediscono di raggiungere i propri obiettivi.
Promuovere il cambiamento
Comprendere se stessi è la base necessaria per avviare un processo di cambiamento. Ma cosa significa cambiamento? Significa far sì che la persona, il gruppo o l’organizzazione riprendano in mano le redini e la responsabilità di se stessi e della propria vita, modificando il proprio modo di pensare e liberandosi dai blocchi, dalle inutili zavorre e dai condizionamenti del passato.
Quali strumenti utilizzo?
Al bisogno, integro nella mia pratica lavorativa strumenti e metodologie acquisiti e affinati nel tempo grazie al mio percorso formativo ed esperienziale.
Tuttavia, poiché ritengo che ogni strumento sia solo un mezzo e non un fine, è mia abitudine pensarlo, tararlo e utilizzarlo sulla base dei bisogni e delle peculiarità del cliente, nonché del contesto specifico in cui mi trovo a lavorare.
I principali strumenti e metodologie che utilizzo sono: i giochi relazionali e di ruolo, il problem-solving, il brainstorming, la ricerca-azione, le affermazioni, le tecniche di rilassamento, di meditazione e di visualizzazione mentale.