
Grazie al mio lavoro ho l’opportunità di toccare con mano quanto il senso d’inferiorità sia radicato in noi e sia alla base della maggior parte dei disagi psicologici lamentati dalle persone che si rivolgono a me; e di come questo sia dovuto non solo all’educazione ricevuta dai genitori ma dipenda da condizionamenti socio-culturali che influenzano le nostre credenze e convinzioni personali al punto da trasmettersi automaticamente di generazione in generazione al di là del fatto che ne siamo consapevoli o meno. In termini più “scientifici”, anche se la discussione su questo aspetto è ancora aperta, potremmo parlare di campo morfogenetico, per riferirci a tutte quelle informazioni che influenzano le convinzioni e le credenze di tante persone anche senza un’esposizione diretta. Una sorta, insomma, di imprinting genetico per cui ripetendo continuamente alle persone che sono inferiori, queste si convincono di esserlo davvero e lo manifestano in tutto ciò che fanno. Oggi infatti, è convinzione diffusa da molti studiosi di discipline olistiche che ogni nostra convinzione venga assorbita da ogni cellula del nostro corpo: le cellule “ascoltano” i nostri pensieri, le nostre convinzioni e le traducono in segnali biochimici che influenzano il funzionamento del nostro corpo e ci spingono anche ad agire coerentemente con ciò di cui siamo convinti. In tal modo, una convinzione condivisa da tanti, diventa automaticamente patrimonio anche delle generazioni future. Naturalmente, più una convinzione ha avuto modo di consolidarsi nel tempo, più questa sarà radicata dentro di noi.
Un esempio su tutti, quello delle chiese, delle religioni che da secoli ci propongono visioni, convinzioni che diventano per noi vere e che finiscono per influenzare la nostra vita e le nostre circostanze. Se ci pensate bene, il potere religioso è l’unica forma di potere che si è mantenuta in piedi attraverso tutte le epoche, con una continuità quasi granitica, sopravvivendo alle rivoluzioni, alle guerre e ai mutamenti politico-finanziari che hanno attraversato in lungo e in largo il pianeta. Il potere temporale, invece, si è sempre avvicendato in maniera mutevole, passando nelle mani di famiglie diverse e assumendo forme e caratteristiche diverse a seconda del corso della storia, del mutare delle condizioni sociali e del luogo geografico. Non solo. Facendosi portavoce di una dirittura morale, oltre che spirituale, il potere religioso è sempre stato “al di sopra di ogni sospetto”, attraversando indenne qualsiasi turbolenza e potendosi addirittura ergere come supremo giudice degli uomini e del loro operato, in nome del mandato ricevuto da Dio.
Questo spiegherebbe anche il perché certe convinzioni che derivano dall’impianto religioso, sono così profondamente radicate in noi; perché per secoli si sono sedimentate in quell’inconscio collettivo dal quale tutti attingiamo. Da dove viene ad esempio, quel sentirsi profondamente indegni, inferiori, e inadeguati che un po’ tutti ci portiamo dentro? Una possibilità è che derivi dal confronto con un Dio perfetto, “alto”, puro, un Dio che si trova su un altare e che si erge a giudice del nostro operato, per avvicinarsi al quale dobbiamo pentirci dei nostri peccati, espiandoli attraverso una penitenza che ci purificherà e, forse, ci farà guadagnare il paradiso. Non dimentichiamoci, inoltre, che per la Chiesa Cattolica nasciamo tutti con un peccato originale sulle spalle, come se nascessimo con una macchia, un’onta da eliminare.
Da un punto di vista psicologico, quindi, dobbiamo iniziare a renderci conto che certi pesi che ci portiamo addosso come convinzioni negative su noi stessi, potremmo averli ereditati dall’esterno. O meglio, potremmo aver ereditato, attraverso il sistema dei condizionamenti socio-culturali, la convinzione di essere indegni e inferiori, non il fatto che lo siamo davvero. E se ad esempio, lasciassimo andare l’idea del peccato originale e la convinzione d’inadeguatezza e d’inferiorità e cominciassimo a credere che siamo delle entità spirituali, perfette, piene di capacità e di valore? Una bella provocazione, vero?
Al di là dell’aspetto provocatorio, quel che è importante è quello che pensiamo di noi stessi. Quest’ultimo aspetto è la chiave di volta per cominciare ad affrancarsi dalle convinzioni negative che ci zavorrano; accettare il fatto di essere vittima di un condizionamento che arriva da lontano e iniziare a ridefinire che siamo, scegliendo di essere diversi da come abbiamo creduto di essere fino ad oggi.
Lascia un commento