
Il bravo psicologo, così come in tutti i campi di attività, è quello che sa far bene il suo lavoro. Se ho bisogno di un meccanico per la mia auto è naturale che cerchi una persona capace, con esperienza, in grado di risalire, a partire dai sintomi che osserva e che gli descrivo, qual è il guasto sottostante.
Questa capacità dipende dagli studi e dalla formazione, dall’esperienza e dall’attititudine della persona a fare quello che fa. Significa che l’attitudine è la base necessaria per far bene una certa cosa; una persona può anche studiare trent’anni ma se non è “portata” per fare una certa cosa, se non ha una predisposizione di base che gli dà una certa facilità nel fare quella cosa e gliela fa fare con passione, non riuscira mai a farla abbastanza bene. O per lo meno, la farà peggio o con risultati peggiori di chi invece anche avendo studiato un po’ meno, la fa con entusiasmo e con passione. L’attitudine quindi, è la prima condizione necessaria per essere bravi in qualcosa; seguono lo studio e l’esperienza. Mozart suonava il piano già a 4 anni; questa è l’attitudine di cui parlo, una dote che poi deve essere coltivata e raffinata attraverso lo studio. L’esperienza, infine, aggiunge il valore del tempo a tutto ciò che sappiamo e lo affina ulteriormente, portandolo a un livello di maestria.
Nel caso dello psicologo c’è un ulteriore aspetto molto rilevante di cui tener conto; il lavoro personale su se stessi. Essere predisposti, formati, appassionati di quello che si fa non basta se non c’è un continuo atteggiamento di ricerca e comprensione di sé e delle proprie dinamiche interiori. Se lo psicologo non ha “fame” di diventare una persona sempre migliore, portando avanti un percorso di crescita personale, non riuscirà mai a “curare” negli altri quello che nemmeno lui ha ancora superato, affrontato in se stesso. Questo continuo osservarsi, comprendersi e smussare le proprie spigolosità interiori da parte dello psicologo non è una cosa scontata così come le persone credono; esiste sì l’analisi “didattica” ma è un percorso necessario solo nell’ambito della durata del proprio percorso formativo. Dopo, pur persistendo l’obbligo di aggiornamento professionale, questo è spesso limitato all’acquisizione e affinamento di aspetti tecnici o teorico/diagnostici che poco hanno a che fare con la propria crescita interiore.
Lo psicologo, infatti contrariamente alla maggior parte delle altre professioni, riesce ad aiutare le persone solo nella misura in cui riesce a aiutarsi egli stesso come persona. Se vado dal medico e la persona che mi trovo di fronte ha qualche problematica personale, nasconde qualche zona d’ombra o qualche problema comportamentale, se è ben preparato e ha sufficiente esperienza, potrà comunque aiutarmi dal punto di vista medico, prescrivendomi la cura più adatta per il mio caso. Per lo psicologo non funziona allo stesso modo; qualsiasi aspetto che non ho ancora risolto in me stesso mi impedirà di essere d’aiuto anche al mio paziente. Proprio perché sono io stesso lo strumento di “cura”, e tutti i miei lati più in ombra si riflettono ingigantiti anche nel paziente; non solo, è il paziente stesso che mette in evidenza le mie problematiche irrisolte, rendendo il rapporto d’aiuto inefficace.
Naturalmente non sto dicendo che lo psicologo deve essere perfetto come persona, cosa peraltro irrealistica. Sto solo dicendo che deve continuamente cercare di essere una persona migliore, guardandosi dentro allo scopo di portare alla luce le sue zone d’ombra, pulendosi dalle scorie emotive che inevitabilmente ha accumulato nella vita, in modo da offrire al paziente uno specchio il più possibile trasparente in cui riflettersi e offrirsi egli stesso come esempio positivo di come portare avanti con successo un percorso di crescita interiore.
Se stai cercando uno psicologo a Pistoia che lavora costantemente su se stesso per offrire il meglio ai suoi pazienti, contattami per capire se posso esserti d’aiuto.
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