Depressione è una parola che spaventa. In questa pagina ti aiuterò a comprenderla meglio, a capirne le cause, i meccanismi psicologici che la alimentano e come puoi uscirne definitivamente.
Il termine depressione significa, letteralmente, calo di pressione, abbassamento, discesa a un livello inferiore, dove a scendere è il tono dell’umore, l’interesse verso la vita e le normali attività quotidiane.
La persona fa fatica a fare tutto, non si alzerebbe mai da letto, crede che tutto sia inutile, compreso qualsiasi tentativo di uscire da tale condizione di sofferenza. L’umore negativo e il pessimismo condizionano la percezione della realtà esterna, che si colora di nero. Il depresso rimpiange il passato e non vede futuro davanti a sé. Senza peraltro riuscire a vivere il presente, che diventa un tempo senza tempo, immobile, dove tutto si ferma e perde vitalità, senza più colore né gusto. Cos’è che determina questo abbassamento del tono dell’umore?
Le cause della depressione
Talvolta, la depressione emerge come reazione fisiologica a eventi dolorosi, perdite, separazioni, malattie, momenti particolarmente critici che devono essere elaborati e superati.
Altre volte si arriva alla depressione come risultato di un progressivo processo di ritiro e chiusura in se stessi che inizia con l’evitamento di contesti e situazioni sociali potenzialmente ansiogeni. L’ansia porta all’evitamento e l’evitamento conduce al ritiro in se stessi e quindi, alla depressione. A questo proposito vedi anche il mio articolo sul legame tra stress, ansia e depressione in cui parlo proprio di questo aspetto.
Talvolta invece, la depressione sembra non avere alcuna causa scatenante, come nel caso di quelle forme depressive più gravi, le cosiddette depressioni “endogene”, che portano la persona a non reagire più né di fronte alle cose belle né a quelle brutte, in una sorta di “encefalogramma piatto”, che alcuni ritengono avere una causa genetica. Un aspetto controverso, quest’ultimo, con conseguenze rilevanti dal punto di vista della prognosi e dell’evoluzione della patologia.
Geni o ambiente?
Presupporre un’ipotesi genetica della depressione può rappresentare un vero e proprio blocco psicologico che impedisce alla persona di mettere in campo le risorse necessarie alla guarigione. La persona si percepisce impotente rispetto a una situazione che ha ereditato e con la quale deve abituarsi a convivere; un po’ come avere gli occhi blu o neri è la manifestazione fenotipica, che ci accompagna tutta la vita, dei geni ereditati dai genitori. Stando così le cose non resterebbe che accettare passivamente la situazione e provare a porvi rimedio con cure farmacologiche, che spesso finiscono con l’avere durata indefinita ed esiti poco confortanti. Ma siamo davvero sicuri che esistano geni della depressione? E ancora, è possibile guarire dalla depressione?
Le ricerche più recenti e indipendenti nel campo delle neuroscienze attribuiscono un ruolo sempre più convincente ai fattori ambientali: dicono che s’“impara” a essere depressi stando accanto a persone depresse. In questo senso, attraverso l’attaccamento e l’“imprinting” ricevuto da figure significative che soffrono di depressione si assorbirebbero, quasi per osmosi, gli atteggiamenti, le modalità di pensiero, gli schemi mentali e le convinzioni tipiche della depressione.
Ciò che si eredita, quindi, non sono i geni della depressione ma la tendenza a vedere e interpretare la realtà in chiave depressiva.
Guarire dalla depressione: l’immagine di sé
Il modo di interpretare la realtà dipende, a sua volta, da ciò che la persona pensa di se stessa, riflette l’immagine negativa che la persona ha di sé, che è il vero nucleo delle problematiche depressive. Il dentro, infatti, si riflette sempre nel fuori e non viceversa. Ecco perché quando proviamo a “tirar su” un depresso cercando di convincerlo che il mondo è bello e rosa, tutti i nostri sforzi cadono nel vuoto e si ottiene quasi l’effetto contrario. Avendo una pessima opinione di sé, il depresso tende infatti a punirsi e trattarsi male, rivolgendo verso se stesso tutta la rabbia per il fatto di trovarsi in questa situazione.
Nel trattamento della depressione, l’intervento più convincente è quello psicoterapeutico, oggi considerato più efficace di quello farmacologico, e si basa sulla ristrutturazione del concetto di sé (ciò che la persona pensa di se stessa), delle convinzioni e degli schemi mentali disfunzionali, che influenzano il modo di pensare e le reazioni emotive della persona depressa. Nonostante ciò, l’utilizzo di antidepressivi per il trattamento della depressione è ancora la tendenza dominante nell’atteggiamento prescrittivo dei clinici, come dimostrano i numeri del mercato. Questo deve portarci a riflettere attentamente sul complesso e controverso rapporto tra psicofarmaci e depressione e sugli interessi socio-economici che lo sostengono
Hai provato di tutto ma soffri ancora di depressione? Se tu o una persona a te cara si trova in questa situazione, non arrenderti, insieme troveremo una soluzione
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