Il concetto di consapevolezza racchiude in sé uno dei paradossi più pregnanti della psicologia: che più osserviamo in maniera distaccata quello che accade dentro di noi, lasciandolo andare, più possiamo esercitare un controllo su noi stessi, su quello che viviamo e che ci accade. Il paradosso del controllo senza controllo

Quando parliamo di consapevolezza ci riferiamo a uno stato di “presenza mentale” che ci permette di osservare ed entrare in contatto con il fluire del proprio mondo interiore. Osservare lo scorrere dell’esperienza, intesa come insieme di sensazioni e pensieri che attraversano la nostra mente e si susseguono momento dopo momento, ma anche percezioni che ci arrivano dal corpo.
Tutto questo, ponendosi come testimoni attenti ma silenziosi, in uno stato di sospensione del giudizio, lasciando scorrere il flusso delle cose così com’è, senza respingere o pretendere di modificare alcunché.
Il problema
Quando senti parlare di consapevolezza di sé ti viene da pensare che sia un concetto così ovvio da sembrarti stupido, e dici: “è chiaro che sono consapevole di me visto che sono io che sto vivendo le cose…!”
Niente di più sbagliato. La consapevolezza è una delle cose più difficili da praticare; questo perché la nostra mente utilizza dei meccanismi di difesa automatici per negare, nascondere o camuffare tutte quelle cose che potrebbero metterci di fronte a aspetti di noi che non vogliamo vedere, perché creerebbero un conflitto interiore che ci “costringerebbe” a cambiare.
Spesso, infatti, per pigrizia, paura o abitudine, tendiamo a evitare il cambiamento e a vivere in una sorta di finzione con noi stessi. Fin quando naturalmente, il “bubbone” scoppia, facendo venir fuori tutto quello che avevamo accumulato e provato accuratamente a nascondere
La soluzione
Dobbiamo imparare ad essere onesti con noi stessi, guardando in faccia quello che siamo, quello che sentiamo e che pensiamo, oltre al perché pensiamo certe cose. In pratica, significa ammettere la propria paura quando abbiamo paura, ammettere di aver sbagliato quando ci rendiamo conto di aver sbagliato, e accettare di aver avuto anche pensieri che non avremmo mai voluto vedere in noi. Senza per questo sottoporci a giudizi e condanne morali. Questa si chiama consapevolezza; e solo praticandola possiamo iniziare a cambiare quello che non ci piace di noi stessi. Perché non possiamo cambiare qualcosa di cui non siamo consapevoli
Piccolo vademecum di consapevolezza per situazioni d’emergenza
Quando vivi uno stato d’animo negativo o ti senti irrequieto o agitato pur non sapendo perché…
- prova a fermarti, siediti e prova a “fare silenzio” dentro di te, acquietando il rimuginio della mente
- ascoltati, entrando in contatto con quello che senti dentro di te, con le tue sensazioni psicofisiche, i tuoi pensieri e le tue reazioni emotive; senza volerle cambiare e senza giudicarle. Come se le guardassi dal punto di vista di un osservatore esterno
- lasciar scorrere via quello che hai “visto e sentito” dentro di te, osservandolo mentre attraversa la mente e scompare
- osservati e ascoltati da una prospettiva esterna; questo “disinnesca” le sensazioni negative e diminuisce l’effetto che hanno su di te, come se non ti toccassero più
- riprendi il normale corso della tua giornata, magari cercando di ripartire con uno spirito più positivo
“Non gettare sugli altri la tua responsabilità; è questo che ti mantiene infelice. Assumiti la piena responsabilità. Ricorda sempre: ‘Io sono responsabile della mia vita. Nessun altro è responsabile; pertanto, se sono infelice, devo scrutare nella mia consapevolezza: qualcosa in me non va, ecco perché creo infelicità tutt’intorno a me.”
— Osho
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