In questa pagina descrivo le caratteristiche, gli obiettivi e la modalità di applicazione dei principali strumenti utilizzabili nel processo di formazione e di consulenza aziendale, a partire dai giochi relazionali e di ruolo, arrivando al problem-solving e al brainstorming e finendo con la ricerca-azione.
Giochi relazionali e di ruolo
I giochi relazionali sono una categoria molto ampia di strumenti utilizzati in ambito formativo. Si differenziano per la struttura, la finalità e il contenuto trattato ma hanno come elemento comune l’interazione tra le persone. In base alla modalità di svolgimento ci sono giochi di gruppo e giochi di coppia; abbiamo poi i cosiddetti giochi di riscaldamento, giochi sulla fiducia e sulla collaborazione, giochi espressivi e giochi introspettivi, giochi sulle abilità relazionali e comunicative ecc..
E poi ci sono i giochi di ruolo (role-playing), in cui attraverso la simulazione di una situazione lavorativa reale, si permette ai partecipanti di sperimentarsi in un certo tipo di attività o di ruolo, consentendo un apprendimento “sul campo”, per immedesimazione.
Problem-solving
E’ un processo cognitivo utilizzato per analizzare e risolvere una situazione problema particolarmente complessa per la quale non è possibile l’applicazione di procedure già note ma è necessario trovare una soluzione mai raggiunta prima, inaspettata, inedita. Il problem-solving prevede 5 fasi:
- approccio al problema, comprensione delle varie componenti del problema;
- valutazione di cosa si ha bisogno, dei tempi previsti e degli strumenti utili;
- pianificazione della soluzione sulla base dei dati e delle conoscenze in nostro possesso;
- monitoraggio del processo di soluzione e di eventuali cambiamenti o aiuti di cui si ha bisogno;
- valutazione della risoluzione del problema: i tempi calcolati erano giusti? E’ stata adottata la giusta prospettiva? Dove sono stati fatti errori? Come si può migliorare?
Brain-storming
Il termine brainstorming letteralmente “tempesta cerebrale” ma più propriamente “tempesta di parole”, è una tecnica molto utilizzata in ambito formativo per trovare soluzioni creative a problemi che non beneficiano del processo di problem-solving. Esso consiste nell’associare le prime parole che vengono in mente pensando ad una parola o frase stimolo. In pratica viene sfruttata la libera associazione di idee, stimolando ogni persona del gruppo a far emergere in modo creativo quante più idee diverse e possibili utili alla soluzione di un problema.
Le uniche regole a cui attenersi nel brainstorming sono: nessuna critica alle idee degli altri; tutte le idee e tutti i capovolgimenti di idea sono benvenuti; la quantità prima di tutto; alla fine del brainstorming si va a valutare la bontà di ogni singola idea, perfezionandola.
La ricerca-azione
La ricerca-azione è un modello d’intervento e di risoluzione dei problemi basato su un processo di costruzione della conoscenza, che prevede la partecipazione e il coinvolgimento dei soggetti interessati in qualità di “esperti” del problema.
Questo tipo di modello è in controtendenza rispetto alla tendenza dominante nel mondo della consulenza aziendale, dove per risolvere un problema ci si aggancia a una teoria di riferimento e si applica una prassi operativa già sperimentata in passato in altri contesti simili. Seguendo una logica top-down si finisce però per calare dall’alto una soluzione preconfezionata, con tutte le difficoltà, i malumori e le idiosincrasie del caso. La ricerca-azione, invece, procede dal basso verso l’alto (bottom-up); si parte cioè da un aspetto problematico concreto e lo si analizza per giungere a costruire una teoria che lo spieghi alla luce di quello specifico contesto. Una teoria che però non resta fine a se stessa, ma ci permette di identificare i cambiamenti necessari e le decisioni da adottare per provare a dare soluzione al problema.