
Un avvertimento: la prossima volta che parlate con un bambino, o vi rivolgete a vostro padre o a vostra madre, state attenti a non pronunciare le parole “papà” e “mamma” perché potreste essere tacciati di omofobia! Dovreste invece usare la parola “genitore”, ritenuta più neutra e non offensiva nei confronti dell’uno o dell’altro sesso.
Questa la posizione del nostro Ministero della Pubblica Istruzione e di alcune Amministrazioni Comunali, che hanno già eliminato o stanno eliminando i termini “padre” e “madre” dai moduli d’iscrizione a scuole e servizi pubblici. Il motivo? Quello di evitare qualsiasi tipo di discriminazione basata sull’identità di genere. Lo stesso motivo per cui, recentemente, i dirigenti delle scuole sono stati sollecitati sulla necessità di adottare un approccio gay-friendly e diffondere un’ideologia gender all’interno delle loro realtà. In nome del rispetto, della tolleranza e dell’accettazione delle differenze vengono così eliminate tutte le differenze; anzi, il sottolineare le differenze è diventato un fatto discriminatorio.
Evviva la diversità!
Ditemi: sto facendo una discriminazione se dico che Mario ha gli occhi blu e Carla neri? O se dico che un’ape regina è femmina mentre il fuco è un maschio, urto forse l’identità di genere (sessuale) di uno di essi? Personalmente, credo che la differenza, la diversità che si manifesta in tutto ciò che esiste in natura, sia sinonimo di ricchezza; ma anche di unicità, senza la quale si scivola nella omogeneizzazione, dove tutto si confonde e si appiattisce.
Per non parlare della libertà, che può nascere solo dal riconoscimento e dall’accettazione della diversità.
La vera discriminazione, quindi, deriva proprio dall’eliminazione delle differenze, dal non riconoscere e non valorizzare l’unicità e le peculiarità di ogni cosa e di ogni persona. Anche dei ruoli di padre e di madre, che la natura ha affidato a un uomo e a una donna. Del resto, checché se ne dica, da due ovociti non potrà mai nascere un embrione, così come da due spermatozoi. O vogliamo accusare di discriminazione anche la natura?
Lascia un commento