
Il “caso Ferragni” ha portato alla ribalta tutta una serie di riflessioni sul mondo dei social e su quelle figure “mitologiche” che appartengono alla categoria dei cosiddetti “influencer“. Il termine stesso ci dice qualcosa sul ruolo di questi personaggi (perché sono più personaggi che persone) che scorrazzano sui vari social; quello di influenzare gli altri, appunto, indirizzandone i pensieri, i gusti, le aspirazioni e, di conseguenza, anche i comportamenti.
In sostanza, per essere un influencer non sono necessarie particolari qualità, specifiche competenze o percorsi di studio; basta un aspetto piacente, una minima dotazione tecnologica e soprattutto, tanta voglia di emergere, primeggiare, guadagnare. Una speciale bramosia e ambizione, per nutrire la quale si è disposti a rinunciare a tutto, alla propria privacy, alle proprie idee, alla propria coerenza, e perfino alla propria moralità, prostrandosi totalmente alle esigenze del mercato, alla logica delle visualizzazioni e, come ultima istanza, al Dio denaro.
A onor del vero, il desiderio di influenzare le masse e indirizzarne idee e comportamenti per ottenere un vantaggio economico o in termini di potere è sempre esistito, fin dalla notte dei tempi. E sono sempre esistiti personaggi in grado di suscitare, nei loro confronti, anche una qualche forma di idolatria; pensiamo alle rock-star, agli attori e, via via che si va indietro nel tempo, pensatori, filosofi, dittatori, condottieri. A differenza di quel che accade oggi però, più si va a ritroso nel tempo più si cercava di influenzare gli altri attraverso la propria personalità, il proprio carisma, le proprie idee.
Quel che oggi dobbiamo tristemente constatare è invece l’assenza di idee, in una logica per cui meno idee si hanno, più è probabile avere successo come influencer.
Il caso Ferragni è indicativo di questo. Non mi interessa l’aspetto della truffa o presunta truffa che sia, poiché ci porterebbe su un terreno di valutazioni etico-morali rispetto alle quali non possiamo e non dobbiamo ergerci a giudici. E soprattutto trovo sconveniente accanirsi su di lei come lupi famelici facendola diventare capro espiatorio di tutte quelle piccole grandi ingiustizie o truffe fatte nel nome del “far del bene agli altri” che quotidianamente subiamo. Le truffe di questo tipo sono sempre esistite, esistono ed esisteranno sempre nella misura in cui ci sono persone disposte a lasciarsi truffare.
Il problema non è certo l’esistenza degli influencer. È, semmai, il nostro credere e lasciarci influenzare da quello che gli influencer dicono e fanno. Di conseguenza, l’esistenza stessa di influencer che propongono il “nulla” dipende dal fatto che siamo tutti figli di una cultura del nulla; è per questo ci sono così tante persone che li seguono. In questo senso, abbiamo gli influencer che ci meritiamo!
La domanda interessante è: perché ci sono persone disposte a spendere soldi che non hanno per comprare un paio di scarpe o qualsiasi altra cosa semplicemente perché gli è stata “proposta” dall’influencer di turno? Non lo fanno sicuramente né perché ne hanno davvero bisogno né perché gli piace e tantomeno per la qualità intrinseca di quella cosa.
Lo fanno perché così si sentono simili al loro influencer preferito, si immedesimano in lui e nella sua vita colmando un senso di vuoto, una mancanza di valori e di riferimenti esterni a cui ispirarsi. Attraverso questo processo di identificazione si sentono rassicurati, accettati e riconosciuti, dagli altri e da se stessi. “Ammiro questo personaggio, vorrei essere come lui per riscattarmi da una vita che non mi piace e da una percezione d’inadeguatezza e di non accettazione personale. Per questo lo seguo e compro quello che mi propone; perché così ho la sensazione di poter essere come lui, fuggendo da me stesso e da una vita d’insoddisfazione, rifugiandomi in questa illusione dorata“.
In sostanza, gli influencer di oggi sono diventati punti di riferimento perché le persone non stanno bene con se stesse e hanno abdicato alla loro individualità, alla loro originalità e alla loro libertà personale, cedendo ai condizionamenti e rendendosi schiavi di promesse illusorie esterne. Un enorme gregge di pecore; senza offesa per le pecore, naturalmente!
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