
Questo articolo è il primo di 3 articoli in cui provo a descrivere come utilizzare al meglio i 3 principali “strumenti” che abbiamo a disposizione per orientare e gestire al meglio la nostra vita: la testa, la pancia e il cuore.
Ascoltare la mente
Fin da piccoli veniamo educati ad “ascoltare la mente”, a prendere decisioni importanti utilizzando il ragionamento mentale, il raziocinio, ma poco siamo istruiti sui rischi che questo può comportare. La nostra mente, infatti, è uno strumento meraviglioso che possiamo utilizzare per organizzare le nostre giornate, il nostro lavoro e svolgere certe attività al meglio; ma non è un buon “consigliere”…
Cos’è la mente?
La mente è il risultato dell’attività del cervello e, allo stesso tempo è anche un’attività che organizza il funzionamento del nostro cervello. La possiamo immaginare come un insieme di istruzioni che servono a elaborare gli stimoli in entrata (informazioni, esperienze, credenze), organizzandoli e collegandoli tra loro allo scopo di individuare risposte appropriate, sotto forma di schemi di comportamento e ragionamenti necessari a svolgere le molteplici attività quotidiane.
In pratica, la mente è un software (psicologico), che per funzionare ha bisogno di un hardware (biologico), di una struttura fisica qual è, appunto, il cervello. Contrariamente ad un software informatico, la nostra mente ha anche la capacità di influenzare il nostro cervello, modificando, arricchendo e creando nuove vie neuronali e nuove connessioni tra neuroni.
In quanto software, inoltre, la nostra mente può essere programmata. Al momento della nascita la mente è pressoché vuota, o meglio contiene solo alcune “istruzioni” o schemi di funzionamento di base, come quelli che ad esempio ci consentono di apprendere con facilità una certa lingua o ci permettono di reagire istintivamente di fronte a un pericolo o di rispondere con un sorriso al sorriso della madre; per il resto, la nostra programmazione mentale si costruisce giorno dopo giorno attraverso le informazioni che continuamente riceviamo dall’esterno.
Mente conscia e mente inconscia
Ora immaginiamo la mente come un iceberg; la punta dell’iceberg che emerge dall’acqua è la nostra mente conscia, quella che elabora le informazioni in entrata e gli output in uscita in modo attivo, cosciente e mirato durante lo stato di veglia; può anche essere definita come una “mente di lavoro” perché è quella che utilizziamo per organizzare la nostra giornata, per fare i calcoli matematici o per progettare il nostro lavoro.
La parte sommersa dell’iceberg rappresenta invece la mente inconscia, che lavora al di sotto della soglia della consapevolezza, e si occupa di elaborare tutte le nostre informazioni ed esperienze allo scopo di decidere, ad esempio, cosa salvare e cosa scartare. In questo senso la mente inconscia è come un bibliotecario efficiente, impegnato continuamente a catalogare e organizzare tutti gli stimoli in entrata allo scopo di decidere quali di questi stimoli devono essere archiviati, dove e quanto profondamente devono essere archiviati e quali invece devono essere scartati perché poco rilevanti. Non solo. Questo bibliotecario sa anche recuperare le informazioni già archiviate e collegarle tra loro per darci indicazioni utili su come agire e reagire in certe situazioni.
La mente inconscia rappresenta, quindi, il modo in cui il cervello elabora e organizza le informazioni che sono archiviate fisicamente nelle strutture del nostro cervello sotto forma di neuroni e di vie neuronali (le strutture cerebrali che funzionano da archivio per le nostre esperienze sono l’ippocampo, “regista” temporaneo che scarica e organizza i ricordi a breve termine, la corteccia cerebrale, che è un archivio centrale dove le esperienze consolidate vengono memorizzate a lungo termine, l’amigdala che gestisce e conserva la memoria emotiva inconscia – soprattutto la paura e i traumi – e i gangli della base e cervelletto, che conservano la memoria procedurale inconscia, quella che, tanto per capirci, ci permette di andare in bicicletta o guidare).
L’inconscio al comando della nostra vita
La questione per noi importante è che la mente inconscia non solo elabora e catatolga le informazioni in entrata, ma sulla base di tali informazioni, individua degli schemi di risposta che “dirigono” anche il funzionamento della mente conscia. Detto in altre parole, quello che pensiamo, i nostri ragionamenti coscienti, sono sempre influenzati dalle tracce archiviate nel nostro inconscio. Tutto questo senza che noi ne siamo minimamente consapevoli.
Tradotto nella pratica, significa che, ad esempio, se io sono cresciuto in una famiglia dove mi è stata trasmessa la convinzione che “le cose non conosciute sono sempre pericolose”, nella mia vita tenderò a fare delle scelte che sono condizionate da questa credenza inconscia, e quindi eviterò di percorrere nuove strade o di fare delle scelte che implicano aspetti non conosciuti, anche se dentro di me lo vorrei e sarebbe la scelta più giusta da fare per quelle che sono le mie attitudini e aspirazioni. A lungo andare questo può determinare un conflitto interiore e innescare meccanismi di difesa che mi portano, ad esempio, a sminuire le scelte che, per paura, non ho fatto, convicendomi della loro inadeguatezza.
Oppure, tanto per fare un altro esempio, potrei rinunciare a prendere un cane che desidero tanto solo perché da piccolo ho avuto un’esperienza negativa e traumatica con i cani e questo mi porta a dire, nella mia testa, che non è la cosa giusta per me.
Il peso del passato
In entrambi questi casi la mente inconscia condiziona i ragionamenti della mente conscia e quindi le scelte che faccio sono dettate da ragionamenti e riflessioni che non corrispondono veramente a quello che io sono e che desidero in realtà. La nostra mente, infatti, è sempre condizionata dalle esperienze passate e il modo in cui pensa e ci spinge ad agire è inevitabilmente legato al passato e alle esperienze che abbiamo vissuto. Proprio come un computer, che riesce ad elaborare un output solo in base a informazioni e dati di cui già dispone.
Ecco perché sconsiglio di utilizzare la mente come guida e riferimento nelle scelte importanti della vita; perché non è in grado di creare niente di nuovo né di darci indicazioni “creative” e originali che corrispondano a quello di cui in quel momento abbiamo davvero bisogno.
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