La dipendenza

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La persona dipendente è sempre alla ricerca di qualcosa di esterno che possa colmare il senso di vuoto e l’inquietudine che avverte dentro di sé; questo qualcosa può essere una sostanza (droga, alcol, cibo ecc.), un'attività o anche una persona, senza la quale sente di non poter vivere (in quest'ultimo caso si parla di dipendenza affettiva).

Quando poi le sue aspettative vengono deluse, attribuisce la colpa e la responsabilità della sua insoddisfazione all'esterno e sperimenta intensi sentimenti di rabbia e/o di tristezza, per sfuggire ai quali deve lanciarsi alla ricerca di qualcos'altro o qualcun altro da cui dipendere. Presa in questo circolo vizioso, la persona continua ad alimentare quella stessa illusione di cui è vittima, incapace di rendersi conto del vero motivo che è alla base della sua infelicità e insoddisfazione.

Alla base della dipendenza ci sono infatti un senso d’inferiorità e d’inadeguatezza che rendono la persona instabile, perennemente insoddisfatta, incapace di gestirsi autonomamente la vita e la spingono a cercare compulsivamente all'esterno qualcosa a cui aggrapparsi e da cui dipendere, nella speranza che ciò possa farla sentire appagata. 
In realtà, niente e nessuno può darci ciò di cui abbiamo veramente bisogno. Ciò di cui più di ogni altra cosa abbiamo bisogno, infatti, è star bene con noi stessi, imparare ad amarci e a volerci bene; solo così possiamo sentirci davvero soddisfatti e appagati, star bene con gli altri e godere della loro presenza senza dipenderne. 
Facile a dirsi ma difficile a farsi, direte voi! Difficile per due principali motivi.
Primo perché, senza che ce ne rendiamo conto, siamo tutti profondamente condizionati, non solo dai retaggi educativi del nostro passato, ma anche da messaggi e informazioni che, facendo leva su principi etici e religiosi, ogni giorno ci raggiungono e riattivano in noi la sensazione di essere colpevoli, inadeguati, peccatori, e per questo indegni, meritevoli di punizione e bisognosi di affidarsi totalmente a qualcosa o qualcuno di esterno per essere guidati e sentirsi a posto con se stessi. In tal modo è la società stessa che invece di promuovere ed incoraggiare nelle persone l’autonomia e la libertà, rafforza e alimenta la dipendenza.
Il secondo motivo, collegato al precedente, è che la continua enfasi sul dare e aiutare gli altri ci ha fatto perdere di vista noi stessi. Tutto, invece, inizia con noi stessi. Se a noi manca una certa cosa, come possiamo darla agli altri? Come può un cieco guidare un altro cieco? Solo imparando ad amare noi stessi, quindi, possiamo uscire dalla spirale della dipendenza.

Ma cosa significa amare se stessi? L'amore per se stessi non è né un esercizio narcisistico né una forma d'autocompiacimento.
È un atteggiamento di ascolto, di cura e d'attenzione verso di sé.
Amare se stessi significa essere in contatto con il proprio essere, per capire chi siamo e ciò di cui abbiamo davvero bisogno. Significa darsi tutto ciò di cui abbiamo bisogno per il benessere del corpo, della mente e dello spirito: nutrirsi in maniera sana, pensare positivo, fare cose che ci fanno star bene e ci fanno sentire realizzati.
Essere sinceri ma comprensivi con se stessi, in maniera da riconoscere i propri pregi ma anche le proprie debolezze e mancanze senza sottoporsi a giudizi morali o critiche esasperate che finiscono solo col riattivare in noi il senso di colpa.
Ma soprattutto, riconoscere che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è già presente dentro di noi e possiamo utilizzare le nostre potenzialità interiori per cambiare in meglio noi stessi e le nostre circostanze. Ciò significa riconoscere la forza che è in noi e accettare di essere delle entità che vanno ben al di là del corpo fisico e dei limiti in cui spesso ci muoviamo.