La motivazione

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La motivazione è la spinta interiore a fare o non fare una certa cosa. Alla base di tutto ciò che facciamo o non facciamo c'è sempre una motivazione; essa può essere più o meno consapevole e anche più o meno funzionale al nostro benessere e alla nostra realizzazione personale.
Un esempio su tutti: quando abbiamo fame siamo motivati, coscientemente, a mangiare per soddisfare un nostro bisogno immediato e garantirci, ad un livello più profondo, di cui spesso siamo inconsapevoli, la sopravvivenza e l'accrescimento.
D'altra parte, ci sono comportamenti alimentari francamente patologici determinati da spinte motivazionali non solo inconsce ma anche autodistruttive, in quanto incompatibili con la vita stessa e coi suoi fondamentali meccanismi biologici.

Abbiamo definito la motivazione come uno stato interiore dell'individuo.
Esso può essere attivato da vari tipi di stimoli o "leve", che possono essere interne o esterne. Trovare dentro di sé gli stimoli per darsi la giusta carica motivazionale è essenziale per raggiungere i propri obiettivi e vivere bene con se stessi, sia nel lavoro che nella vita privata. 
Spesso però, a causa dell'educazione e dei condizionamenti socio-culturali, lasciamo che il nostro comportamento sia guidato da leve motivazionali esterne, quali l'approvazione e la gratificazione degli altri, sotto forma di elogi, apprezzamenti, riconoscimenti e premi di varia natura; in tal modo diveniamo "ostaggio" di tali leve motivazionali esterne, nei confronti delle quali sviluppiamo una forma di dipendenza perdendo la capacità di trovare per noi stessi e in noi stessi motivi validi per orientare il nostro comportamento nella direzione desiderata. Tutto questo si traduce in una progressiva perdita di fiducia in se stessi e nella propria capacità di autodeterminazione.

Pensiamo, ad esempio, allo sportivo professionista: più il suo sforzo e quindi il suo stato motivazionale interno è alimentato dal voler raggiungere un certo risultato esterno o dal voler superare i suoi avversari (vincere la gara, la medaglia, una somma in denaro) maggiore sarà la delusione e la frustrazione che sperimenta in caso di fallimento, con conseguente crollo dell'autostima e della fiducia nelle sue possibilità; se invece, pur essendo in competizione con altri, riesce ad ingaggiare una sfida con se stesso ed è fortemente motivato a migliorare la sua prestazione e dare comunque il meglio di sé al di là del risultato raggiunto, uscirà in ogni caso vincitore.
E' chiaro, infatti, che nessuno può vincere sempre ed essere sempre al 100%, nemmeno il più grande campione; ognuno può però tendere a dare sempre il massimo, il 100% relativamente alla condizione e alle possibilità di cui dispone oggi.
Un atteggiamento di questo tipo implica una buona dose di consapevolezza di sé, delle proprie possibilità e dei propri limiti; ma soprattutto richiede una forte motivazione, alimentata non tanto dal miraggio di obiettivi e risultati esterni quanto invece da dimensioni interiori che hanno a che fare con l'entusiasmo e la passione per quel che si sta facendo, con la determinazione e la voglia di farlo sempre meglio per migliorare se stessi e sentirsi artefici del proprio successo.

Ognuno di noi può raggiungere i propri obiettivi, sia nella vita privata che nel lavoro; dipende solo dalla sua motivazione. Senza motivazione, infatti, non c'è cambiamento. 

Chiediamoci, quindi: "Quant'è la mia voglia e il mio desiderio di cambiare o raggiungere un certo obiettivo? Voglio restare legato ai vecchi schemi di pensiero e di comportamento, rivivendo la delusione, la tristezza e l'insoddisfazione che ho già sperimentato in altre occasioni, arrivando a sentirmi vittima della vita e delle circostanze? O invece, voglio cambiare, in modo da superare i miei limiti, le mie difficoltà e il mio modo di affrontare le situazioni, per sentirmi finalmente soddisfatto di me e della mia propria vita?"