Il disturbo bipolare: l'eterno conflitto tra essere e avere

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Sempre più spesso sentiamo parlare di disturbo bipolare, un disturbo caratterizzato da continue oscillazioni dell'umore, con l'alternarsi di fasi d'euforia o di relativo benessere a fasi depressive in cui la persona sperimenta un calo d'energia vitale, precipitando in uno stato d'apatia e di passività tale da comprometterne, nei casi più gravi, il funzionamento sociale e il contatto con la realtà. Va anche detto, tuttavia, che tutti noi alterniamo fasi positive in cui la vita ci sorride e tutto ci sembra bello a momenti in cui quasi scivoliamo nella depressione, a causa di qualche evento che colpisce un nostro punto debole. Cos'è allora che fa la differenza tra un "normale" oscillare dell'umore e un disturbo bipolare? Naturalmente l'ampiezza delle oscillazioni, ma soprattutto l'incapacità della persona di gestirle e recuperare un proprio equilibrio. Semplificando, se "cadere" è normale, "non rialzarsi" è patologico. Perché mai una persona non dovrebbe riuscire a riprendersi da una fase depressiva? Quali sono i motivi che la fanno prima sprofondare e poi gli impediscono di risollevarsi? 

La risposta, come sempre, ha a che fare con specifiche dinamiche interiori quali la percezione d'inadeguatezza e d'inferiorità e la mancanza di auto-consapevolezza. L'insicurezza, la mancanza d'autostima e il senso d'inferiorità, infatti, spingono la persona a confrontarsi continuamente con gli altri, quasi alla ricerca di una conferma di ciò che già sa di se stessa; di non essere all'altezza della situazione e di avere sempre qualcosa in meno o che non va rispetto agli altri. Tutto questo fa cadere la persona in una specie di torpore depressivo, dando inizio ad un processo di auto-commiserazione e innescando una spirale di pensieri negativi, per uscire dal quale, in alcuni casi, la fuga dalla realtà e la negazione dello stato depressivo - con uno sbilanciamento dell'umore in senso maniacale che spinge la persona ad agiti comportamentali rischiosi per la sua stessa incolumità - rappresentano l'unica via percorribile.
Questa fuga dalla realtà depressiva, tuttavia, è proprio il contrario di ciò di cui la persona avrebbe davvero bisogno: ovvero, rendersi conto del proprio umore depresso, riconducendolo al proprio senso d'inadeguatezza e d'inferiorità nei confronti degli altri, per poi provare a modificarlo. 

Per fare questo è necessario smettere di sentirsi inferiori rispetto agli altri e cominciare a pensare che ciò che conta davvero non è quello che abbiamo o il nostro aspetto fisico ma ciò che siamo al di là della nostra dimensione materiale; al di là di ciò che è immediatamente visibile, noi siamo, infatti, delle entità spirituali che abitano in questo corpo e lo utilizzano come strumento per agire nella materia. Quindi, meno ci identifichiamo con il nostro corpo e più diventiamo consapevoli della nostra vera essenza, meno bisogno abbiamo di paragonarci agli altri. Questo ci rende anche più stabili e meno attaccabili dai vissuti depressivi. 

Nell'attuale contesto sociale, basato sempre più sulla non accettazione di sé e sull'imitazione di modelli esterni, nonché sullo smisurato bisogno di vedersi ed essere visti perfetti dal punto di vista fisico e di possedere sempre più averi, non è un caso che si osservi un forte aumento dei disturbi depressivi e bipolari, segno di una instabilità generalizzata e di una perdita di contatto con se stessi e con chi siamo realmente.