Educazione dei figli e ruolo dei genitori

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Stiamo vivendo un momento difficile per quel che riguarda l’educazione dei figli: i genitori stanno perdendo sempre più la loro capacità di essere riferimento e guida per lo sviluppo e la crescita affettiva dei figli e, d’altra parte, i figli sentono sempre meno il legame d’attaccamento coi genitori e si orientano sempre più spesso all’esterno, verso i coetanei, per cercare risposte e soddisfazione ai loro bisogni emotivi, con tutti i rischi e le conseguenze negative che può comportare.
Stiamo cioè assistendo ad un rovesciamento dell’ordine naturale delle cose.
In natura, infatti, è previsto che i piccoli di ogni specie abbiano bisogno, per la loro crescita, di stabilire un legame d’attaccamento e di dipendenza con una figura adulta, che possa non solo accudirli e offrirgli il sostentamento materiale di cui hanno bisogno ma anche fungere da base sicura e da bussola di riferimento per orientarsi nella realtà, fin quando non saranno in grado di farlo autonomamente. Oggi questo legame sembra sempre più fragile, nonostante il bisogno d’attaccamento che ne è alla base sia rimasto immutato. Al di là del soddisfare i bisogni fondamentali d’accudimento e di sostentamento materiale, i genitori, infatti, fanno fatica ad essere percepiti dai figli come le figure in grado di soddisfare anche i loro bisogni di tipo emotivo che, peraltro, in uno scenario così desolante come quello attuale, hanno un peso determinante.  
Rivolgendosi altrove per soddisfare i loro bisogni emotivi i figli finiscono così con l’allontanarsi ancora di più da quelle figure – i genitori – di cui oggi avrebbero invece più bisogno che mai. 

In uno scenario come questo la cosa più importante che come genitori possiamo e dobbiamo provare a fare è riappropriarci del ruolo educativo che ci spetta, tornando ad influenzare positivamente la crescita e lo sviluppo dei nostri figli. Questo dipende, oggi più che mai, dalla qualità della relazione che riusciamo a costruire coi nostri figli. A tale scopo è importante chiarire alcuni concetti di base che possono aiutarci a costruire coi nostri figli una relazione di fiducia e di rispetto reciproco pur preservando la nostra autorevolezza e il nostro ruolo di genitori.

I figli vengono in questo mondo attraverso di noi ma non sono davvero nostri, nel senso della proprietà; essi appartengono alla vita e a se stessi e il nostro compito come genitori è appunto quello di educarli e indirizzarli sulla loro strada, mettendoli nella condizione di camminare con le loro proprie gambe.

Si tratta, cioè, di accompagnarli e sostenerli nel loro percorso di crescita, affinché possano arrivare ad esprimere e manifestare al meglio se stessi, le loro proprie capacità e potenzialità, realizzando il loro progetto di vita. 

Ogni persona, infatti, ha in sé una spinta evolutiva innata verso l'accrescimento e la maturazione del proprio essere; un po’ come il seme contiene in sé la potenzialità di diventare una pianta. Se tale tendenza non è ostacolata nel suo divenire ma anzi, facilitata, coltivata, educata e adeguatamente nutrita, la persona può esprimere e manifestare il meglio di sé. Vedere le cose da questa prospettiva ci aiuta anche a prendere le distanze da atteggiamenti possessivi e proiettivi che ci fanno considerare i figli come una nostra proprietà, una nostra appendice, investendoli, spesso, del peso di dover vivere secondo dei nostri modelli di riferimento, o di incarnare i nostri desideri, le nostre aspirazioni non realizzate ecc..       

Un altro aspetto fondamentale è quello della comprensione dei bisogni emotivi dei figli.
Riuscire ad ascoltare i figli, dare riconoscimento e parole alle loro emozioni, qualunque esse siano, è infatti molto importante per la loro crescita affettiva e lo sviluppo dell'autostima. Un bambino che si sente accettato in tutte le sue manifestazioni emotive impara, infatti, a fidarsi di se stesso e di ciò che prova, senza bisogno di dover rinnegare parti di sé e della sua propria esperienza. Questo favorisce la consapevolezza di sé e permette al bambino di essere sincero con se stesso e con gli altri. In tal modo, inoltre, i genitori potranno essere percepiti dai figli come degli alleati, delle persone su cui poter contare nei momenti di bisogno e di difficoltà.

Comprendere e accettare le emozioni dei figli non significa, ovviamente, accettare qualsiasi comportamento. Per crescere e maturare i figli hanno bisogno di ricevere dall'esterno dei limiti al loro comportamento, cominciando a rendersi conto degli effetti che questo potrebbe avere sugli altri; in tal modo possono capire i confini entro i quali muoversi, interiorizzarli e farli diventare delle proprie regole di condotta.

Per promuovere nei nostri figli la capacità d’autoregolazione e l’interiorizzazione di valori e regole di condotta è molto importante avere fiducia in loro e nella loro motivazione interiore a far bene. Il bisogno di attaccamento spinge infatti il bambino a cercare in ogni situazione l’approvazione dei genitori, per preservare quel legame psicologico che per lui è di vitale importanza. La paura di perdere la connessione emotiva coi genitori determina nel bambino uno stato di malessere e di ansia al quale reagisce cercando di regolare e conformare il suo comportamento alle aspettative dei genitori.
Dobbiamo quindi tutelare e rafforzare questa motivazione interiore evitando, allo stesso tempo, di utilizzare la minaccia della perdita o dell’allontanamento. Indurre nel bambino sensi di colpa o di vergogna, ricattarlo con la perdita del nostro affetto o adottare stili relazionali basati sulla punizione e sulla ricompensa può dare risultati positivi solo sul comportamento e solo nel breve termine; alla lunga, atteggiamenti di questo tipo affievoliscono la naturale motivazione del bambino a comportarsi bene, risvegliando una profonda insicurezza che va a minare l’autostima e induce il bambino a chiudersi in se stesso per paura di essere ferito.      
Ciò che più conta non è quel che riusciamo a fare ma come riusciamo ad essere e la relazione che riusciamo a costruire coi nostri figli.
Da quanto detto fin qui è evidente che fare il genitore richiede impegno, attenzione, disponibilità emotiva e, soprattutto capacità di osservarsi e mettersi in discussione.
I figli, infatti, hanno bisogno di una guida e di un riferimento per orientarsi nella realtà e capire come devono comportarsi; sono un po’ come delle spugne, che assorbono tutto ciò che vedono attorno a loro. L'esempio che noi riusciamo a dare è quindi più importante di mille parole; esso si imprime nella mente del bambino e si ripropone automaticamente nel suo comportamento e nel suo atteggiamento verso la vita.
Determinante, quindi, è la nostra crescita personale; se ci impegniamo ad essere persone sempre migliori ed equilibrate questo si rifletterà positivamente sulla nostra capacità di essere genitori e sulla crescita emotiva dei nostri figli.