Il mio Blog...

Quando il gioco diventa realtà

Guardando la televisione, in una noiosa serata invernale, mi sono soffermato su un reality show molto seguito. Mi sono subito venuti in mente gli esperimenti sul condizionamento condotti negli anni '40 del secolo scorso, in cui si mettevano dei piccoli topolini da laboratorio all'interno di un labirinto e si cercava di indirizzarne il comportamento nella direzione desiderata, attraverso la somministrazione di premi o di punizioni, rappresentati rispettivamente da cibo e da scosse elettriche.
Come in questi esperimenti, anche nel reality esistono delle condizioni date, un setting predefinito, dei limiti entro cui i soggetti sperimentali – che nel reality sono le persone – si muovono. E come negli esperimenti di laboratorio, manipolando il contesto e somministrando certi stimoli – che nel caso del reality sono spesso stimoli a forte valenza emotiva – è possibile condizionare il comportamento delle persone, spingendole ad agire e reagire in un certo modo piuttosto che in un altro.
A differenza degli esperimenti coi topolini, però, la partecipazione ad un reality implica il consenso delle persone, la loro volontà di prestarsi, per denaro o per puro desiderio di visibilità (che poi si traduce comunque in un ritorno in denaro), ad essere oggetto del divertimento di altri che li osservano dall'esterno, ad esporsi alla loro curiosità morbosa, anche a costo di mettersi in ridicolo.
A coloro che godono nel mostrarsi fanno da contraltare coloro che, come noi, godono nello “spiare”, entrare nell'intimità altrui e osservare gli altri mentre vivono emozioni e mostrano fragilità personali; come in qualsiasi altro tipo di perversione, quindi, la cosa può funzionare solo perché c'è qualcuno che fa e qualcun altro che si lascia fare.
Ma la perversione non si limita a questo.    
Ad essere perverso, e cioè distorto, deviato nel suo significato più autentico, è anche il concetto di “crescita personale”, spesso tirato in ballo dai partecipanti e dai conduttori, che vedono nello stare all'interno del circo televisivo un'opportunità per migliorarsi come persone; lasciatemi dire che mettersi alla prova attraverso prove di forza, di coraggio o di resistenza tese a migliorare le proprie performance nulla ha a che fare con la crescita personale, che invece è un percorso “privato”, un processo di elaborazione per tappe successive, un volersi confrontare coi propri punti deboli e i propri limiti interiori e volerli cambiare via via che emergono nella quotidianità; lontano da qualsiasi clamore e dall'esposizione mediatica, che rende impossibile qualsiasi naturalezza e quindi, impedisce, di fatto, alle persone, di essere veramente sincere e oneste anche con se stesse.
Un altro aspetto che considero perverso, è relativo alle dinamiche interpersonali che la strutturazione stessa del programma stimola tra i partecipanti. Si incoraggia il denunciarsi reciprocamente, il “fare la spia”, al fine di mettere gli uni contro gli altri e alimentare la divisione tra le persone, facendo passare la denuncia, l'accusa e il giudizio di valore sugli altri come un atto di coraggio e di responsabilità. Un po' come quando a scuola la maestra, cercando il colpevole di un misfatto, incoraggiava i compagni a fare la spia con la promessa di un premio.
La stessa cosa che sta accadendo anche nella società reale, fuori dal reality, dove le persone sono stimolate, per “senso civico”, in nome del “bene comune” o della “lotta all'evasione”, a denunciarsi tra loro, cercando un colpevole a cui attribuire la responsabilità di ciò che sta accadendo. Fomentando, in tal modo, ulteriori malumori e rabbia e deteriorando i legami di solidarietà tra le persone.    
Mi sembra di assistere, in sintesi a un grande esperimento sociologico, dove, sotto forma di gioco, ci viene mostrato quanto in realtà siamo controllati e quanto possiamo essere manipolabili anche al di fuori del reality, non solo nella nostra intimità e nel nostro privato, ma anche nelle nostre reazioni emotive e comportamentali.
Le prove generali, insomma, per una futura società del controllo...

Cos'è discriminazione? Questione di punti di vista...

Un avvertimento: la prossima volta che parlate con un bambino, o vi rivolgete a vostro padre o a vostra madre, state attenti a non pronunciare le parole "papà" e "mamma" perché potreste essere tacciati di omofobia!
Dovreste invece usare la parola "genitore", ritenuta più neutra e non offensiva nei confronti dell'uno o dell'altro sesso; questa la direzione intrapresa dal nostro Ministero della Pubblica Istruzione e da alcune Amministrazioni Comunali, che hanno già eliminato o stanno eliminando i termini "padre" e "madre" dai moduli d'iscrizione a scuole e servizi pubblici.
Il motivo? Quello di evitare qualsiasi tipo di discriminazione basata sull'identità di genere.
Lo stesso motivo per cui, recentemente, i dirigenti delle scuole sono stati sollecitati sulla necessità di adottare un approccio gay-friendly e diffondere un'ideologia gender all'interno delle loro realtà. In nome del rispetto, della tolleranza e dell'accettazione delle differenze vengono così eliminate tutte le differenze; anzi, il sottolineare le differenze è diventato un fatto discriminatorio.
Ma ditemi: sto facendo discriminazioni se dico che Mario ha gli occhi blu e Carla neri? O se dico che un'ape regina è femmina mentre il fuco è un maschio, urto forse l'identità sessuale di uno di essi? Personalmente, credo che la differenza, la diversità, sia sinonimo di ricchezza, che si manifesta in tutto ciò che esiste in natura; ma anche di unicità, senza la quale si scivola nella omogeneizzazione, dove tutto si confonde e si appiattisce.
Per non parlare della libertà, che può nascere solo dal riconoscimento e dall'accettazione della diversità.
La vera discriminazione, quindi, deriva proprio dall'eliminazione delle differenze, dal non riconoscere e non valorizzare l'unicità e le peculiarità di ogni cosa e di ogni persona, anche del ruolo di padre e di madre, che la natura ha affidato a un uomo e ad una donna. Del resto, checché se ne dica, da due ovociti non potrà mai nascere un embrione, così come da due spermatozoi. Oppure vogliamo dire che anche la natura è stata discriminante?

I rischi del coinvolgimento emotivo

Di fronte ad accadimenti così tragici come quello di Parigi degli ultimi giorni non possiamo rimanere indifferenti; il dispiacere e l'umana compassione per la morte di tante persone sono del tutto normali, così come la condanna di tali episodi di violenza. Tuttavia, è opportuno sottolineare gli effetti e le ripercussioni che la risonanza massmediatica di tali eventi produce su di noi a livello psicologico: veniamo infatti profondamente turbati dal punto di vista emotivo; certe cose ci colpiscono direttamente "alla pancia" e fanno scattare in noi una sensazione di paura e d'inquietudine che finisce per condizionare il nostro stato d'animo e il nostro stesso atteggiamento verso la vita. Senza che nemmeno ce ne rendiamo conto, rischiamo di chiuderci in noi stessi e nei confronti degli altri e i nostri pensieri si colorano di pessimismo e disillusione. La paura e l'ansia ci fa vivere un continuo stato d'allarme; improvvisamente cominciamo a pensare che il pericolo potrebbe essere ovunque, dietro l'angolo o nello sconosciuto che incrociamo per strada, e questo amplifica la nostra percezione d'insicurezza e d'impotenza. Nasce così in noi la rabbia e la nostra rabbia, sommata alla rabbia di tante altre persone, crea un campo energetico negativo che si espande e che si amplifica, mettendo in moto reazioni spesso scomposte e altrettanto emotive, manifestazioni di indignazione e protesta collettiva che diventano veri e propri sfoghi catartici attraverso i quali le persone chiedono alle autorità preposte maggiori controlli e maggior sicurezza sociale. Così facendo, le persone finiscono col rendersi sempre più dipendenti da regole e interventi esterni, ammettendo e rafforzando, di fatto, la propria impotenza e accrescendo il clima di rabbia che, come un'ondata di piena, si diffonde ulteriormente, travolgendo sempre più persone.
E' evidente che se ci lasciamo coinvolgere all'interno di questa spirale non c'è soluzione e diventiamo vittime delle nostre stesse emozioni negative.
Cosa fare, allora? Per prima cosa, rendersi conto per cambiare davvero le cose dobbiamo cambiare il nostro modo di reagire alle cose. Non lasciarsi contagiare dall'ondata emozionale che scaturisce dalla risonanza mediatica di certi eventi; il che non significa diventare insensibili, come tanti pensano, ma fare in modo che non siano le nostre emozioni negative a controllarci e a guidare il nostro comportamento. Del resto, pensateci, vorreste essere operati da un chirurgo a cui trema la mano perché ha paura di farvi del male o di sbagliare?
Secondo, smettere di sentirsi impotenti e vittime delle circostanze. Ciò che pensiamo di noi stessi condiziona infatti il nostro modo di pensare, il nostro atteggiamento mentale, e quest'ultimo si trasmette all'esterno, influenzando energeticamente, attraverso una specie di "effetto domino", l'ambiente in cui viviamo e le persone che abbiamo intorno. Ecco perché è così importante concentrarsi su se stessi e sull'esprimere il meglio di sé, proprio quando tutto e tutti ci spingono, invece, a sintonizzarci su ciò che ci accade intorno e sulle emozioni negative che da esso scaturiscono. Mi piace pensare che ognuno di noi sia un po' come una candela; se riesce a mantenere accesa la propria fiamma senza lasciarsi soffocare dagli eventi esterni, non solo ha la forza per illuminare e farsi notare anche in una stanza completamente buia, ma può accendere la fiamma anche in coloro che gli sono accanto, moltiplicando l'effetto della luce. Allora? Vi sentite ancora così impotenti?!!     

Serata di presentazione

liberta interiore

Siete tutti invitati all'incontro di presentazione del percorso d'autoconsapevolezza e crescita personale:

RIATTIVARE LE PROPRIE POTENZIALITA' INTERIORI                                                                                                          

LA VIA PER SUPERARE LA CRISI E RECUPERARE SERENITA' E FIDUCIA IN SE STESSI 

Il momento che stiamo vivendo ci fa percepire tutta la nostra vulnerabilità; l’ansia, la tensione e la sensazione di confusione e disorientamento sono sempre più evidenti anche in noi, oltre che nelle circostanze esterne.
Di fronte a tutto ciò, è fondamentale riscoprire le nostre potenzialità interiori e imparare ad utilizzare gli strumenti attraverso i quali possiamo riprendere in mano le redini della nostra vita, recuperare il benessere e modificare in meglio le nostre circostanze.

La serata si svolgerà mercoledì 18 febbraio dalle 21,00 alle 23,00 presso lo Spazio INDACO di Prato, Via P. Gobetti 26.

La partecipazione è gratuita.

Conduce il Dr. Stefano Falcini, psicologo e psicoterapeuta, esperto in comunicazione e cambiamento personale, coaching, tecniche di rilassamento e di visualizzazione mentale.

Per ulteriori informazioni telefonare al 338 4475335 o visitare il sito www.stefanofalcini.com

Augurio per...un nuovo anno di consapevolezza

E' da un bel po' che non scrivo e aggiorno il blog, ma con l'inizio del nuovo anno vorrei ricordare a tutti, come augurio, l'importanza di osservarsi e analizzare tutto ciò che ci accade, poiché è proprio attraverso ciò che possiamo davvero comprendere cos'è necessario cambiare in noi stessi.

Mettiamoci bene in testa che il caso non esiste; esistono solo indizi preziosi che ci possono guidare alla scoperta di noi stessi e di ciò che in noi preme per crescere ed evolversi. Tutto ciò che viviamo e che accade nella nostra vita ci mostra, se solo sappiamo coglierlo, qualcosa che dobbiamo modificare in noi.
L'invito e l'augurio che faccio a tutti per il nuovo anno è quindi quello imparare ad avere occhi per guardarsi, cuore per comprendersi e voglia di cambiare in meglio se stessi. In breve, amarsi e assumersi la responsabilità di se stessi e della propria vita; questo, è tutto ciò di cui abbiamo davvero bisogno per essere felici!
Vi lascio, per il momento, con una citazione di Mabel Katz, che mi è stata segnalata da una persona a me cara e che vorrei condividere con tutti voi:

"Quando ci assumiamo il 100% della responsabilità e amiamo veramente noi stessi, la gentilezza, la considerazione e la responsabilità verso gli altri vengono facilmente, perché quando amiamo noi stessi viene naturale amare gli altri."

Uomo grande o grande uomo?

Oggigiorno, il coraggio e la responsabilità sono merce sempre più rara. Sempre più spesso si osserva un'incongruenza tra ciò che le persone dicono e ciò che invece fanno. E ciò che dicono e fanno non corrisponde, spesso, a ciò che realmente pensano; esiste, infatti, una dilagante tendenza al conformismo, ad adeguarsi a un modello dominante, a ciò che altri pensano o fanno. In tal modo tradiamo noi stessi e le nostre convinzioni più profonde, la verità che è in noi. Senza verità non c'è sostanza e senza sostanza le nostre parole sono vuote, senza alcun effetto positivo su chi le riceve. Ecco perché spesso ci capita di ascoltare le persone, siano esse politici, insegnanti, predicatori o semplici conoscenti, senza essere minimamente toccati dalle loro parole. Parole vuote, tecnicamente ineccepibili e linguisticamente forbite, ma ugualmente vuote...un inganno per la mente ma non per il cuore! Sono convinto che molti dei mali del momento che stiamo vivendo siano riconducibili alla mancanza di coraggio, il coraggio di rimanere fedeli a ciò in cui crediamo e di assumersi la responsabilità di ciò di fronte al mondo.

"Se un uomo non è disposto a rischiare qualcosa per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla o è lui che non vale nulla". (Ezra Pound)

Incipit!

Benvenuto/a nel mio Blog. Vorrei invitarti a leggere questo testo, tratto da “Amatevi gli uni gli altri”, che Lev Tolstoj ha scritto nel 1907, tre anni prima della sua morte. Lo ritengo non solo molto bello e significativo, ma anche molto utile per capire come possiamo costruire tutti assieme un futuro migliore.

"Prima di dirvi addio (e alla mia età ogni incontro è un addio) vorrei dirvi in breve come, secondo me, gli uomini dovrebbero organizzare la loro esistenza, affinché essa cessi di essere miserabile e sventurata, come è oggi per i più, e divenga invece quale dovrebbe essere, quale Dio la desidera e tutti noi la desideriamo e cioè buona e lieta. Tutto dipende da come uno concepisce la propria esistenza. Se uno pensa: tutta la vita è nel mio corpo, cioè il corpo di Ivan, Pietro, Maria e lo scopo della vita consiste nel procurare la maggior quantità di piaceri e soddisfazioni a questo mio io, cioè a Ivan, Pietro, Maria, allora la vita sarà sempre e per tutti infelice e amara. Essa sarà infelice e amara, perché tutto quello che ciascuno vuole per sé, lo vogliono anche tutti gli altri per loro. Se ciascuno vuole ogni genere di beni materiali per sé e nella maggior quantità possibile, siccome questi beni sono limitati, essi non saranno mai sufficienti per tutti. E perciò quando gli uomini vivono, pensando ciascuno solo a se stesso, non possono fare a meno di portarsi via l’un l’altro questi beni, di lottare ed essere nemici tra loro: per questo la loro vita diviene infelice. La vita ci è stata data perché sia per noi un bene e noi questo ci attendiamo da lei. Ma perché sia così, dobbiamo capire che la vera vita non è nel corpo, ma in quello spirito che abita dentro il nostro corpo, dobbiamo capire che il nostro bene non consiste nei piaceri del corpo e nel fare ciò che chiede il corpo, ma nel fare ciò che esige quell’unico spirito, che abita in tutti noi. Questo spirito vuole il suo proprio bene, cioè il bene dello spirito, e poiché questo spirito è il medesimo in tutti, esso vuole il bene di tutti gli uomini. Desiderare il bene degli altri, significa amarli. E nulla può impedirci di amare e più si ama, più la vita diviene libera e felice. Di conseguenza gli uomini, per quanto facciano, non sono mai in grado di soddisfare i loro desideri materiali, perché ciò che serve al corpo non sempre è possibile procurarselo e per procurarselo bisogna lottare contro gli altri; al contrario, l’anima, che ha bisogno solo d’amore, può essere soddisfatta facilmente: per amare non dobbiamo lottare contro nessuno, anzi più amiamo, più andiamo d’accordo con gli altri. Nulla poi ostacola l’amore e più uno ama, più diventa felice e allegro, non solo, ma rende felici e allegri anche gli altri. Ecco, cari fratelli, quello che volevo dirvi, prima di lasciare questa terra. Al giorno d’oggi si sente dire da ogni parte che la nostra vita è amara e infelice perché mal organizzata, dobbiamo trasformare le strutture sociali e la nostra vita diverrà felice. Non credete assolutamente a ciò, cari fratelli! Non illudetevi che l’una o l’altra struttura sociale migliorerà la nostra vita. Intanto, tutte queste persone, che si stanno impegnando per migliorare l’organizzazione della società, non sono d’accordo fra loro. Gli uni propongono un progetto come il più adatto, gli altri affermano che quello è pessimo e che solo il loro va bene, i terzi bocciano anche questo e ne propongono uno ancora migliore. Poi, anche ammettendo che si trovasse l’organizzazione sociale ideale, come farla accettare da tutti, e come realizzarla, se la gente è piena di vizi? Per costruire una vita migliore, devono divenire migliori i singoli individui”.